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Globalmondo

Finestra sul mondo 12

Dalla parte delle donne afghane. L’editoriale di Maurizio Molinari, 22 agosto, denuncia quanto sta avvenendo in più parti dell’Afghanistan sulla violazione dei diritti di libertà per le donne. I talebani hanno imposto da subito restrizioni. Ognuna di loro, se nubile, sa cosa la aspetta in caso di cattura. Difendere i loro diritti è un cruciale banco di prova per ogni democrazia e anche per ciascuno di noi. Così scrive. La disastrosa esecuzione della fase finale del ritiro dall’Afghanistan da parte dell’amministrazione Biden ha aperto una stagione di seria incertezza sul futuro della Nato ed espone gli Stati Uniti al rischio di un indebolimento strategico davanti ai più aggressivi rivali globali, Cina e Russia. Ma in attesa di conoscere le evoluzioni di questa forte scossa agli equilibri internazionali possono esserci pochi dubbi sul fatto che i primi indiscutibili cambiamenti vengono da Kabul, dove l’arrivo dei talebani porta una minaccia diretta ai diritti fondamentali di tutti i cittadini e soprattutto a quelli delle donne: catapultate in pochi giorni da una realtà nella quale la legge le equiparava agli uomini alla dimensione di prede dei fondamentalisti islamici. Durante la prima conferenza stampa nel palazzo presidenziale, il portavoce dei talebani Zabiullah Mujahid ha promesso «il rispetto delle donne nei limiti dell’Islam» nell’evidente tentativo di rassicurare la comunità internazionale, dalla quale ora il regime dipende per aiuti economici e scambi commerciali. Ma a sette giorni dalla caduta della capitale le notizie che filtrano da più regioni afghane sotto il tallone dei talebani descrivono un evidente peggioramento della condizione femminile. (…) aprire l’allegato per conoscere di più eventti e le inquietanti prospettive.

AFGHANISTAN – Il governo Ghani non c’è più, i talebani sono nella capitale Kabul e stanno formando un nuovo governo (aggiorneremo queste notizie). Secondo le previsioni del Pentangono, Kabul doveva reggere 9 mesi, sono bastate un paio di settimane! L’esercito governativo, addestrato dall’Occidente, si è dileguato come neve al sole o è passato, armi e bagagli, con i “nuovi padroni”. Pensiamo siano utili per comprendere quel paese così diverso dalla nostra cultura occidentale gli articoli di Gabriella Colarusso, Alberto Negri, di Domenico Quirico, di Christian Rocca, di Oliver Roy, Angela Napoletano, Andrea Lavaza, Il Fatto Quotidiano.

Gabriella Colarusso, due articoli su La Repubblica, il primo ricostruisce la scheda di 20 anni di guerra in Afghanistan, il secondo ricorda cos’è la sciaria

Scrive Alberto Negri su Il Manifesto del 12 agosto “…Afghanistan. Un altro bel colpo nella strategia del caos perseguita dagli Stati uniti negli ultimi vent’anni grazie alle amministrazioni repubblicane ma anche a quelle democratiche, dove spicca con Obama il ritiro dall’Iraq che lasciò il Paese nelle braccia dell’Isis…Il ritiro americano dall’Afghanistan è una vergogna ma anche una mossa calcolata. Il ritorno all’ordine talebano era prevedibile, forse persino auspicato. Fare gli stupiti è ipocrita (…) 

Domenico Quirico, su La Stampa del 15 agosto, in“Chi sono gli “studenti di Dio” che hanno sconfitto l’Occidente” raccontadi giovani, disoccupati, fondamentalisti, dei nuovi miliziani reclutati nelle aree più povere. Vent’anni fa venivano dalle scuole coraniche ed erano armati dai servizi pakistani. L’occupazione americana ha ampliato le distanze sociali (…)

Christian Rocca nell’editoriale su Linkiesta del 13 Agosto ricorda che Obama, Trump e Biden hanno deciso di abbandonare l’Afghanistan. Non ce l’ha fatta l’idea di esportare la democrazia in Iraq, nonostante il grande successo ottenuto nel secondo dopoguerra in Europa e in Asia, e non ha avuto fortuna la missione afghana che rispetto all’Iraq era limitata alla sicurezza e a ipotesi minimali di nation building. Non ce l’ha fatta nemmeno la strategia mordi-e-fuggi senza soldati sul terreno nella Libia di Gheddafi e neanche il mancato intervento umanitario in Siria con annessa umiliazione internazionale dell’America di Obama. In tutti e quattro i casi – Afghanistan, Iraq, Libia e Siria, ma mettiamoci anche il patto firmato e poi stracciato con gli Ayattollah atomici – il risultato è stato simile: odio, stragi, profughi, caos. (…) Narra di molte altre cose per chiudere con questa sintesi. Vent’anni dopo l’11 settembre hanno fallito sia le teorie liberatrici dei neoconservatori sia quelle chirurgiche dei realisti; ha fallito l’internazionalismo liberal, sia l’interventismo democratico sia il nazionalismo conservatore, così come il pacifismo, la trattativa e il se la sbrighino da soli. Vent’anni dopo va accettato che nei paesi musulmani il peso millenario dell’organizzazione sociale e politica islamica è decisamente più radicato nei cuori e nelle menti dei fedeli rispetto alle giovani e imperfette pratiche democratiche occidentali. (…)

L’analista politico francese Olivier Roy ha sottolineato che le guerre civili non si fermeranno con il governo dei talebani e non saranno in grado di soddisfare i bisogni della gente. La presa del potere da parte dei talebani in Afghanistan comporta l’emergere di uno “stato della droga”(…) Vedi allegato o link https://tass.com/world/1325731

Afghanistan: «Effetto taleban» a livello mondiale. L’Onu resta a Kabul – Il Consiglio di sicurezza: a Kabul governo «inclusivo» con «partecipazione significativa» delle donne. Macron annuncia una iniziativa europea per «anticipare flussi dei migratori irregolari importati» Angela Napoletano, martedì 17 agosto,  su L’Avvenire  https://www.avvenire.it/mondo/pagine/effetto-taleban-a-livello-internazionale

Gli afghani e noi. Non ripetere il passato. Vent’anni svaniti in 10 giorni – Un’avanzata durata dieci giorni per ribaltare vent’anni di occupazione. L’impietosa differenza temporale tra la ripresa dell’Afghanistan da parte dei taleban e gli sforzi dei Paesi occidentali impegnati nella coalizione che rovesciò il primo emirato dice molto sul Paese e sugli errori commessi in due decenni. Gran parte delle parole di circostanza che da lontano accompagnano il dramma che si sta consumando all’aeroporto e nelle vie di Kabul  suonano purtroppo retoriche o addirittura in malafede. Così inizia  Andrea Lavazza  https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/ventanni-svaniti-in-10-giorni

Afghanistan, i talebani annunciano l’amnistia per i funzionari statali: ma nel Paese si temono vendette. All’alba del secondo giorno dopo la presa di Kabul, i guerriglieri talebani – nuovi padroni dell’Afghanistan – tentano di rassicurare la popolazione. E come anticipato nei giorni scorsi annunciano un’amnistia generale per i funzionari statali, quei dipendenti del governo in fuga di Ashraf Ghani che temevano – e temono ancora – per la propria incolumità. “È stata dichiarata un’amnistia generale per tutti (…), quindi potete riprendere il vostro stile di vita con piena fiducia”, comunica alla tv di Stato Enamullah Samangani, membro della “commissione culturale” del nuovo regime. “L’Emirato islamico – spiega, usando il nome che i talebani hanno dato allo Stato afghano – non vuole che le donne siano vittime, ma anzi avranno ruoli nella struttura di governo, in accordo con la Sharia (la legge islamica, ndr)” (…) per proseguire la lettura su Il Fatto Quotidiano di Martedì 17 Agosto https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/08/17/afghanistan-i-talebani-annunciano-lamnistia-per-i-funzionari-statali-ma-nel-paese-si-temono-vendette-riprese-evacuazioni-dallaeroporto-diretta/6293562

Kabul. Nell’ospedale di Emergency nessuna defezione, staff femminile al lavoro. Lucia Capuzzi mercoledì 18 agosto 2021 https://www.avvenire.it/mondo/pagine/emergency-a-kabul-donne-al-lavoro-in-ospedale

Afghanistan. «Effetto taleban» a livello mondiale. L’Onu resta a Kabul – Angela Napoletano martedì 17 agosto 2021 – Il Consiglio di sicurezza: a Kabul governo «inclusivo» con «partecipazione significativa» delle donne. Macron annuncia una iniziativa europea per «anticipare flussi dei migratori irregolari importati» . https://www.avvenire.it/mondo/pagine/effetto-taleban-a-livello-internazionale

SQUARDO  A ORIENTE  – Alberto Negri su Il Manifesto del 28 Luglio scrive Anche la Tunisia della rivolta dei gelsomini, l’unica democrazia sopravvissuta a quella stagione di grandi speranze deluse, si sta sgretolando. Anche grazie a noi l’intero Nordafrica sta precipitando (…) Sullo stesso problema scrive Mario Giro, su Domani, L’Italia non può abbandonare Tunisi e Beirut al proprio destino(…)

STATI UNITI – Marco Valsania, su Il Sole. Il Senato Usa dà il via libera al grande piano infrastrutture – Il pacchetto da 1.000 miliardi passa grazie a un raro compromesso bipartisan – Il confronto politico ora si sposta sui 3.500 miliardi destinati a scuola, sanità e clima. Il Senato degli Stati Uniti ha approvato il grande piano infrastrutturale da mille miliardi voluto da Joe Biden con l’obiettivo di modernizzare su scala nazionale ponti, strade e trasporto di massa, assieme ad acquedotti, servizi elettrici e reti Internet ad alta velocità. Uno sforzo ritenuto indispensabile per crescita e competitività di lungo termine dell’economia americana. E per raccogliere la sfida del cambiamento climatico, rendendo le infrastrutture più resilienti.

STATI UNITI – JOE BIDEN – AFGHANISTAN . Perché i giornali americani sono durissimi con Joe Biden – I principali quotidiani sono unanimi nel criticare le scelte dell’Amministrazione democratica, che avrebbe potuto evitare una ritirata così caotica ma ha deciso di non farlo e di difenderla con un discorso del presidente alla nazione. Con una nota comune, inaudita nella storia recente del giornalismo americano, gli editori dei tre grandi quotidiani – New York Times, Washington Post e Wall Street Journal – hanno formalmente chiesto al presidente di facilitare la protezione e l’evacuazione del personale afghano che in questi anni ha lavorato fianco a fianco con i giornalisti americani. https://www.linkiesta.it/2021/08/perche-i-giornali-americani-sono-durissimi-con-joe-biden/

GRAN BRETAGNA – Ken Loach espulso dal Labour “Pago la mia fedeltà a Corbyn” – Alessandra Rizzo,La Stampa, scrive. Londra – Icona del socialismo, da sempre impegnato a raccontare le ingiustizie sociali e le condizioni dei lavoratori più poveri, il regista Ken Loach ha denunciato di essere stato espulso dal Labour in quanto fedele all’ala radicale del partito. E ha accusato il leader Keir Starmer di aver avviato una «caccia alle streghe» contro chi è rimasto vicino all’ex segretario Jeremy Corbyn. «Starmer e la sua cricca non guideranno mai un partito del popolo», ha detto. «Noi siamo tanti, loro sono pochi. Solidarietà».

Per più informazione aprire gli allegati

Dalla-parte-delle-donne-afghane_Molinari_22-8-21Download
Scheda-sui-20-anni-di-guerra-in-Afghanistan_ColarussoDownload
Che-cose-la-sciaria_Colarusso_RepDownload
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Chi-sono-gli-studenti-di-Dio_Quirico_La-StampaDownload
Ventanni-dopo-Afghanistan-e-noi_Rocca_LinkiestaDownload
La-presa-del-potere-da-parte-dei-talebani_Olivier-RoyDownload
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Ken-Loach-espulso-dal-LabourDownload
15/08/2021/1 Commento/da redazione
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https://sindacalmente.org/wp-content/uploads/2020/04/logo_sindacalmente_3.jpg 0 0 redazione https://sindacalmente.org/wp-content/uploads/2020/04/logo_sindacalmente_3.jpg redazione2021-08-15 19:55:282021-08-22 12:38:18Finestra sul mondo 12
1 commento
  1. Dora Marucco
    Dora Marucco dice:
    17/08/2021 in 6:02 pm

    In questo momento credo che sia indispensabile concentrare il nostro interesse sull’Afghanistan. Perché? Non soltanto per la tragedia che si consuma là e di cui siamo diretti responsabili, ma perché il comportamento espresso dalle forze occidentali nel corso di 20 anni e soprattutto nella conclusione al momento della recente sconfitta è esemplare dell’etica politica e della visione strategica di chi ci governa su scala internazionale e nazionale. Nel corso del ventennio ben poco ci è stato trasmesso su ciò che avveniva colà, su chi sosteneva e finanziava i talebani, sulla popolazione e i suoi orientamenti. Come si sono evolute le cose nel tempo? Quali sono i paesi di riferimento delle popolazioni? Perché non si dà voce ai missionari che vivono la quotidianità degli afghani e di certo hanno avuto modo di comprendere lo stato delle cose più dei giornalisti che ci parlano da Istambul o da altre capitali .

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