Due Motor City, Detroit e Torino cariche di debiti. C’è un filo, rosso come i bilanci, che lega le due città: poi il comune passato da one company town, entrambe sedi del gruppo Fiat-Chrysler, un'industria manifatturiera con forte peso dell'indotto ed altro. Sotto la Mole la parola default è rimossa. In Italia, gli enti locali non possono tecnicamente fallire, ma è prevista l’ipotesi del dissesto, come ben sanno gli alessandrini. A volte può essere una scossa rispetto all'afasia che accompagna un lento declino che avanza di giorno in giorno senza prenderne coscienza.

Detroit è la capitale dell’auto Usa con le sedi delle tre big (General Motor, Ford e Chrysler), Torino gran quartiere del monopolio auto in Italia e Mirafiori è stata la più grande fabbrica europea manifatturiera.

E' di questi giorni la clamorosa notizia che Detroit sta affondando nei debiti ed ora siamo alla bancarotta municipale per un debito che oscilla tra 18-20 miliardi di dollari e l’impossibilità di definire un accordo con i creditori. Detroit si è spopolata: ora sono 700.000 abitanti rispetto al 1,8 milioni degli anni ’50. A Detroit, erano 200 mila i dipendenti Ford, Gm e Chrysler, e relativo indotto; ora sono ridotti a 20.000. Scrive Federico Rampini “ Bisogna essere stati a Detroit per capire cosa significa vivere in una città dove il 40% dei lampioni la sera sono spenti per mancanza di corrente. Una città dove metà dei parchi e giardini pubblici sono chiusi perché sono finiti da tempo i fondi per la manutenzione e la vigilanza…”. Altri particolari li potete ricavare leggendo l’articolo allegato “La maledizione della capitale dell’auto, luci spente mentre l’industria riparte” pubblicato su La Repubblica del 20 luglio.

Detroit-Torino: nel 2011, anno della ricorrenza dei 150 anni di Torino capitale d’Italia rispuntò l’ipotesi che la “testa della Fiat”, la sua sede, emigrasse proprio a Detroit. Molti commentarono “ un bel regalo per la ricorrenza, diventare la periferia di Detroit”.

Detroit-Torino: a novembre 2010, Salvatore Tropea un profondo conoscitore della nostra città e della storia Fiat, traeva spunto dalla premessa di Diego Novelli al volume “Due città a confronto” – che raccoglieva gli atti di un convegno svoltosi nel 1981 a Detroit Renaissance Center – per pubblicare su La Repubblica, pagine della Cronaca di Torino, un suo editoriale dallo stesso titolo ( vedi allegato).

In quell’articolo Tropea ricorda che uno dei relatori al convegno di Detroit del 1981, Richard Child Hill, docente alla Michigan State University, sintetizzò Detroit in questi termini: «L' importanza della città dell' auto va al di là delle sue dimensioni di metropoli. Per gran parte di questo secolo, le vicende di Detroit hanno rispecchiato l' andamento dinamico e contraddittorio delle forze che hanno prodotto la nuova fase del capitalismo industriale americano. Detroit è stata il luogo naturale di crescita e di sviluppo dell' industria automobilistica. E' stata il terreno sul quale si sono istituzionalizzati i rapporti fra grande capitale e grande sindacato, è stata un punto che ha reso visibile in tutto il paese la lotta politica dei neri, è stata un caso esemplare di quell' insieme di problemi che costituiscono la crisi della città e insieme un modello, tenuto sotto costante osservazione, della nuova rinascita urbana».

Insomma un vero laboratorio sociale, politico, economico. Detroit Come Torino. E’ un articolo da rileggere per intero per le riflessioni che propone, anticipatrici di eventi che si avvereranno.

Torino è gravata da un pesante debito, uno dei maggior dei Comuni italiani. Il Sindaco Fassino li ha ereditati dal suo predecessore Chiamparino, ai tempi della spesa facile dei Giochi Olimpici 2006 con la garanzia che tutti erano debiti da investimenti, otto intendendo che erano anche produttivi cioè con un meccanismo proprio di ammortamento. Ma così non era e non lo è per parecchi ( e consistenti) di questi debiti. Il Passante ferroviario e il Metrò sono una cosa, altro sono i palazzi  e le strutture vuote o sottoutilizzate che creano altri debiti per la loro manutenzione, sorveglianza.

Il default di Detroit dovrebbe riaccendere la discussione e le polemiche sul declino di Torino. La cosa peggiore sarebbe mettere la sordina, il tutto per paura. Le differenze sono molte ma vanno analizzate: anche Torino è una città con una parte disabitata, decine di migliaia di alloggi nuovi sfitti, costruiti sulla spinta di magnati dell’edilizia più che ideatori di urbanistica. Anche Li Gresti è stato alla corte di Torino.

Il Sindaco di Torino Fassino definisce la sua linea in base a postulati ( che per definizione non hanno verifica) per risolvere teoremi complicati: esempio la questione Fiat. Ripete ad esempio che i managers e le aziende vengono attratti anche per la qualità dei centri urbani ( eventi, musei, auditorium, verde pubblico,  ristoranti, ecc). Circostanza che può aiutare. Ma ciò non sembra verificarsi proprio per la città che guida: Torino è più bella di Detroit, dicono in molti, ma ciò non impedisce a Marchionne di trasferire nell’ex-capitale dell’auto Usa le sedi operative e manageriali che hanno fatto grande Mirafiori. E Detroit è oggi una città in parte fantasma, con interi quartieri senza luci. C'è l'area dei grattacieli e ci sono i soldi del governo Usa per sostenere un piano industriale e ci sono quelli delle banche.

Vogliamo discutere del declino di Torino partendo dai dati e non dalle supposizioni?

Per saperne di più sul defaul di Detroit alleghiamo 12 articoli

 

 

 

 

 

 

 

Allegato:
torino_e_detroitdue_citta_a_confronto_tropea_2010.doc
la_piu_grande_citta_usa_mai_fallita_unita.doc
detroit_luci_spente_rampini.pdf
detroit_quartieri_deserti.pdf
detroit_riparte_dai_casino.pdf
detroit_bancorotta_rassegna.doc
da_motor_city_a_non_luogo_musto_10-2-2013.doc
detroit_in_bancarotta_napoleoni_il_fatto.doc
detroit_culla_dellauto_festa_il_fatto.doc
la_detroit_ditalia_a_rischio_default.doc
fiat_ruote_sempre_piu_sgonfie_lospiffero.doc
torino_come_detroit_ma_lospiffero.doc

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