Quella che si sta scrivendo in Val Susa è una pagina di diritto penale “del nemico”, sempre più lontana dal diritto penale classico…

Dana Lauriola, 38 anni – Movimento No Tav

Giovedì 17 settembre, alle 6.00, Dana Lauriola, esponente del Movimento No TAV e dell’antagonismo torinese, è stata prelevata dalla sua abitazione di Bussoleno e condotta in carcere in esecuzione di una condanna a due anni di carcere per una manifestazione di protesta risalente a otto anni fa. Il Tribunale di sorveglianza di Torino ha, infatti, respinto la sua richiesta di scontare la pena in misura alternativa (affidamento in prova o detenzione domiciliare).

Un fatto inquietante in sé, che aumenta se confrontato con quanto avvenuto nei mesi scorsi, in periodo di emergenza coronavirus, con la concessione degli arresti domiciliari a 223 boss mafiosi, detenuti in regime di alta vigilanza e 41bis. Tutt’ora 112 di essi godono di questo “gran favore”!  (v.allegato)

Livio Pepino, sul sito www.vogliamolaluna.it, in “Dana, la vendetta del Tav” in tre punti spiega perché la decisione del Tribunale di sorveglianza di Torino è gravata da criteri inquietanti di valutazione. Questi.

1. Cominciamo dai fatti facendo parlare, per quanto possibile, proprio i documenti giudiziari (…).

2. Ma veniamo a oggi. Diventata definitiva la sentenza Dana ha chiesto di scontare la pena in misura alternativa al carcere (affidamento in prova al servizio sociale o detenzione domiciliare) come previsto dagli articoli 47 e 47 ter dell’ordinamento penitenziario per le pene non superiori a tre o a due anni. Ma il Tribunale di sorveglianza di Torino, con ordinanza 9-11 settembre 2020 ha respinto entrambe le richieste nonostante la perdurante incensuratezza di Dana (pur gravata da alcuni procedimenti pendenti), l’esistenza di un lavoro stabile e di notevole responsabilità (coordinatrice dell’unità operativa e referente educativa di un centro polifunzionale comprensivo di dormitorio per senza fissa dimora ed emporio sociale), le valutazioni ampiamente favorevoli alla misura alternativa dei servizi sociali della amministrazione penitenziaria. Sorprendenti le motivazioni, articolate su due profili principali: la mancata presa di distanza di Dana dal Movimento No TAV (pur in un quadro di revisione critica «delle modalità con le quali porre in essere la lotta per le finalità indicate») e il luogo della sua abitazione, prossimo all’epicentro dell’opposizione alla linea ferroviaria Torino-Lione). Proprio così, letteralmente. Questi i passaggi principali dell’ordinanza:

  • – quanto al primo profilo: «Le risultanze in atti sottolineano una devianza sociale nata da ideologie di natura politica, propugnate fino a epoca recentissima. […] La lunga carriera militante della Lauriola è perdurata fino a epoca recentissima, dando prova della sua incrollabile fede negli ideali politici per i quali non ha mai esitato di porre in essere azioni contrarie alle norme penali»;
  • – quanto al secondo profilo: «La Lauriola risiede a Bussoleno, comune dell’Alta Val di Susa: la collocazione geografica del domicilio del soggetto coincide con il territorio scelto come teatro di azione dal movimento No TAV, il quale ha individuato il cantiere di Chiomonte per la realizzazione della futura linea dell’Alta Velocità come scenario per frequenti manifestazioni e scontri con le Forze dell’Ordine. La vicinanza di tale luogo al luogo di dimora della condannata, la espone al concreto rischio di frequentazione di soggetti coinvolti in tale ideologia e di partecipazione alle conseguenti iniziative di protesta e dimostrative che, dopo le stringenti limitazioni imposte dal lockdown, potrebbero in futuro diventare più frequenti in misura proporzionale alle decisioni programmatiche del Governo Centrale in merito alla prosecuzione dei lavori sulla linea ferroviaria (l’incremento delle infrastrutture costituisce uno dei fulcri del programma di governo per ottenere i fondi destinati all’Italia dal Recovery Fund europeo)». (…)

3. Con questa ordinanza il cerchio si chiude, a conferma di un’analisi risalente sul segno e il senso dell’intervento giudiziario dell’ultimo decennio in Val Susa: «L’emissione della misura cautelare nei confronti di alcune decine di esponenti No TAV per fatti avvenuti sette mesi fa (all’atto dello sgombero del cantiere della Maddalena, ndr) non è una forzatura soggettiva (e, anche per questo, sono sbagliate le polemiche e gli attacchi personali). È qualcosa di assai più grave: una tappa della trasformazione dell’intervento giudiziario da mezzo di accertamento e di perseguimento di responsabilità individuali (per definizione diversificate) a strumento per garantire l’ordine pubblico» (L. Pepino, Gli arresti non tornano, il manifesto, 29 gennaio 2012). (…)

Livio Pipino così conclude l’articolo.  (…) L’ordinanza del Tribunale di sorveglianza che ha negato l’affidamento in prova a Dana dimostra, al di là di ogni ragionevole dubbio (per usare una espressione del gergo giudiziario) che quella che si sta scrivendo in Val Susa è una pagina di diritto penale “del nemico”, sempre più lontana dal diritto penale classico e sempre più vicina ai desiderata dei poteri forti. Così funziona la giustizia nel Paese del TAV. Resta da chiedersi il perché: ma è un punto ineludibile su cui bisognerà tornare. In allegato il testo completo dell’articolo

Di tutt’altro tenore l’articolo pubblicato nello stesso giorno su La Stampa (v. allegato)

Altre notizie sull’arresto e la traduzione al carcere Vallette di Torino sul sito http://www.notav.info

1 commento
  1. GIULIO COMETTO
    GIULIO COMETTO dice:

    Quello che scrive Pipino nel suo articolo è purtroppo la descrizione di una realtà di accanimento giudiziario da parte della magistratura, in questo caso di quella Torinese, che in questi ultimi anni ha colpito con misure restrittive sempre più gravi, moltissime persone, la cui colpa maggiore,, come si evince dalle motivazioni delle stesse sentenze di condanna è di appartenere ad un movimento di cittadini che da trent’anni ormai,, si batte contro la costruzione di un opera faraonica e inutile, devastante per il territorio e per la salute degli abitanti, come il TAV Torino- Lione.
    Non è accettabile questa persecuzione giudiziaria,, con provvedimenti e condanne spropositate rispetto all’entità degli eventuali reati commessi. Queste cose dovrebbero fare riflettere tutti ,, a cominciare da chi crede nei valori democratici di uno stato di diritto.

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