Savino Pezzotta, presidente dell’Associazione “Prendere parola” così ha commentato sulla pagina di facebook l’assurda condanna a Mimmo Lucano. La sentenza di primo grado del Tribunale di Locri che scandalosamente condanna a 13 anni e due mesi Mimmo Lucano con capi d’accusa degni di un gran mafioso è una verità giuridica verso la quale i difensori hanno già annunciato appello. Le sentenze si accettano come si accettano altre regole, come ad esempio per le partite di calcio dove si può accettare-subire un rigore inesistente per la squadra del cuore e nel contempo urlare “arbitro venduto, arbitro cornuto!”. Accettiamo-subiamo questo primo grado e lo commentiamo così: quel giudice tanto anomalo – da raddoppiare la pena richiesta dall’accusa, dal procuratore di Locri – ha anteposto un reazionario concetto di ordine-legalità all’umana comprensione dei fatti dettati non già da intendimento criminoso ma dalla pratica della solidarietà che può anche disattendere, in modo non grave come conseguenze, norme di legalità. E un fatto che turba e inquieta enormemente. Di seguito l’articolo pubblicato dalla rivista Left. In allegato altri articoli e link.

Mimmo Lucano, colpevole di essere umano di  Stefano Galieni  Left 30 Settembre 2021

Avevamo sentito Mimmo Lucano pochissimi giorni fa, per l’intervista che trovate nel nuovo numero di Left. Lo abbiamo sentito volare alto, parlare, finalmente, di futuro, di speranze, con una tranquillità nel tono della voce, nell’argomentare che facevano pensare ad una persecuzione quantomeno assopita. La sentenza della procura di Locri, giunta pochi minuti fa, – sentenza di primo grado, importante ricordarlo – giunge come un fulmine a ciel sereno. Dovremo attendere il deposito delle motivazioni per poter capire almeno le ragioni di una condanna, 13 anni, quasi doppia rispetto a quanto richiesto dall’accusa. I reati contestati sono degni di un boss mafioso, di un trafficante, di un sordido individuo dedito alla corruzione: associazione per delinquere, abuso d’ufficio, truffa, concussione, peculato, turbativa d’asta, falsità ideologica e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Così la pensa il giudice di Locrì

Ma chi ha emesso la condanna sa almeno come viveva e come vive Mimmo Lucano? Come si guadagna da vivere dopo 4 anni di gogna mediatica e processuale?

Attendiamo le motivazioni ma è difficile non percepire, per chi ha avuto il privilegio di condividere la storia di questo straordinario compagno di viaggio, la vendetta di un sistema di potere che lo vuole veder sparire. In una terra e fra una popolazione vessata dalle organizzazioni mafiose, in cui il voto, i consensi, gli appalti, la stessa sopravvivenza attengono sovente a meccanismi di violenza predatoria inimmaginabili, le stesse parole di Mimmo Lucano sono un rumore molesto. Un tempo, parole di questo tipo venivano fermate con altri mezzi, in questo caso è inevitabile pensare che forme di potere costituito abbiano provveduto con simile violenza. Perché Mimmo Lucano, candidato in una lista alle elezioni regionali in Calabria, parla in questo periodo meno di se e più dei problemi della sua terra. Parla di sanità, in una regione in cui, nonostante questa rappresenti la principale spesa, le persone sono costrette a curarsi nel resto del Paese perché le strutture pubbliche sono state chiuse o abbandonate. Parla di lavoro, dove lavoro nero, sfruttamento, di autoctoni e migranti è la norma, di clientelismi.

Ma parla anche di tante splendide persone che non accettano e si ribellano al sistema di potere, che, magari divise, si ritrovano a condividere gli stessi valori della storia più bella di quella terra, dei sindaci anti ‘ndrangheta, dei giornalisti e delle giornaliste minacciate, dei giovani che sono riusciti a non migrare e cercano, giorno dopo giorno, di riscattare con tutte le forze a disposizione la propria libertà. La vicenda di Mimmo Lucano e di Riace non parla unicamente di accoglienza, di migranti, di solidarietà verso gli ultimi che arrivano da lontano. È una vicenda politica, non solo umana, che mette in connessione chi sembra non poter aver futuro indipendentemente dal paese di provenienza, dalla cultura. Chi viene messo in connessione e non si sente più solo, marginale o, meglio ancora marginalizzato, può reagire, rifiutare il fatalismo di un sistema clientelare. Come non pensare che – facendo torto a chi amministra con serietà la giustizia – questa condanna sia un monito rivolto a chi alza la testa? Il popolo dei social di cui spesso si parla perché accusato di essere volano d’odio, sovente invece raccoglie con estrema velocità e prontezza i messaggi positivi di chi non accetta l’inevitabile.

Giungono già notizie di mobilitazioni per Mimmo Lucano a Riace, in Calabria, a Roma e in altre città d’Italia. Se quest’uomo rimasto povero e spesso isolato per aver mantenuto i propri ideali, quelli che da giovane lo portarono a scegliere da che parte stare dopo la morte di Peppino Impastato, fa paura al punto, non solo di non trasmettere una fiction già prodotta su di lui dalla Rai, ma da proporre addirittura che lo si trascini in carcere, magari in manette, c’è qualcosa di profondo da analizzare. Forse c’è anche la fragilità di un potere marcio per cui la presenza di simboli concreti, capaci di affrontare la realtà rappresenta un pericolo concreto, da fermare. L’ex sindaco di un minuscolo paesino della Calabria è uno di questi simboli. Non lasciamolo solo, restiamo orgogliosamente suoi complici. https://left.it/2021/09/30/mimmo-lucano-colpevole-di-essere-umano/

Lettera di Mimmo Lucano inviata a chi si è riunito a Riace, domenica 3 ottobre, per manifestareCosì inizia. È inutile dirvi che avrei voluto essere presente in mezzo a voi non solo per i saluti formali ma per qualcosa di più, per parlare senza necessità e obblighi di dover scrivere, per avvertire quella sensazione di spontaneità, per sentire l’emozione che le parole producono dall’anima, infine per ringraziarvi uno a uno, a tutti, per un abbraccio collettivo forte, con tutto l’affetto di cui gli esseri umani sono capaci.(…) per continuare aprire l’allegato

La solidarietà non può essere criminalizzataDichiarazione del costituzionalista Massimo Villone, a nome della presidenza del Comitato per la Democrazia Costituzionale La condanna ad oltre tredici anni di carcere inflitta dal Tribunale di Locri all’ex sindaco di Riace Domenico Lucano rappresenta una pagina nera nella storia della Repubblica. Con questa condanna, che inasprisce persino le richieste del Pubblico Ministero, viene criminalizzata un’esperienza di solidarietà umana, di accoglienza, di integrazione culturale che ha costituito un esempio ed un modello apprezzato in tutto il mondo. Il Tribunale ha obiettivamente trasformato eventuali irregolarità amministrative e contabili in una condotta criminale e lucrativa, quando è a tutti evidente la finalizzazione a favore degli ultimi di ogni attività del sindaco Lucano e la finalità altruistica del suo agire. In questo modo, attraverso un percorso tortuoso è stato introdotto nell’ordinamento un inconcepibile reato di solidarietà. La solidarietà è uno dei fondamenti della Repubblica e non può essere criminalizzata, tantomeno dai giudici che sono i guardiani della Costituzione. Esprimiamo la nostra più sincera solidarietà umana e politica a Domenico Lucano, confidando che la macchina giudiziaria saprà correggere i suoi errori.

Gestione dei migranti. L’ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano, condannato a 13 anni – Davide Imeneo, L’Avvenire. La vicenda riguarda presunti illeciti nella gestione dei migranti. La sentenza condanna Lucano a quasi il doppio degli anni di reclusione chiesti dalla pubblica accusa (7 anni e 11 mesi)- L’articolo ricostruisce i fatti, riporta la dichiarazione del procuratore di Locri, la Lega plaude, Pd e Leu: siamo esterrefatti (…) per proseguire un clic https://www.avvenire.it/attualita/pagine/mimmo-lucano-condannata-a-13-anni-migranti


La giustizia scollegata dalla realtà che trasforma l’accoglienza in reato di Luigi Manconi su La Stampa . Approfondisce quell’esperimento sociale nel Comune di Riace che ha creato un circolo virtuoso in un territirio fragile (…) per proseguire aprire l’allegato.

Tonino Perna in “Mimmo Lucano colpevole di reato umanità” su Il Manifesto, così inizia. La sentenza del tribunale di Locri, che condanna Mimmo Lucano alla pena di 13 anni e due mesi, lascia esterrefatti, indignati, increduli. Quella parte del nostro paese che ancora crede nella democrazia e nell’amministrazione della giustizia ne resta sconcertata. Se la richiesta del Pubblico ministero, di una pena di 7 anni, già sembrava una mostruosità, con questa sentenza il giudice ha giocato al raddoppio andando al di là di ogni possibile appiglio giuridico. (..) per proseguire aprire l‘allegato

Chi è il giudice Accorso? Recentemente una miracolosa promozione https://www.iacchite.blog/riace-la-miracolosa-promozione-del-giudice-accurso-e-la-strana-mazzata-a-lucano/

Il dispositivo della sentenza del Tribunale di Locri – aprire l’allegato

Intervista di Nadia Urbani a Padre Alex Zanotelli, 83 anni, che era presente in aula. Così inizia. “Lucano ha salvato gli ultimi, contro di lui un processo politico, la sua una condanna assurda” . “Quando ho saputo ho pianto. Ha praticato la disobbedienza civile come Martin Luther King e Gandhi”(…) per proseguire aprire l’allegato

Non è giustiziaLivio Pepino su www.volerelaluna.it così inizia. Mimmo Lucano, già sindaco di Riace, è stato condannato dal Tribunale di Locri alla pena di 13 anni e 2 mesi di reclusione per una serie impressionante di delitti (associazione a delinquere, abuso d’ufficio, truffa in danno dello Stato, peculato, falsità ideologica, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e chi più ne ha più ne metta). Risuonano forti le parole di Piero Calamandrei, pronunciate davanti al Tribunale di Palermo il 30 marzo 1956 in difesa di Danilo Dolci, arrestato mentre guidava un gruppo di braccianti a lavorare in una strada di Partinico abbandonata all’incuria: «Questa è la maledizione secolare che grava sull’Italia: il popolo […] ha sempre sentito lo Stato come un nemico. Lo Stato rappresenta agli occhi della povera gente la dominazione. Può cambiare il signore che domina, ma la signoria resta: dello straniero, della nobiltà, dei grandi capitalisti, della burocrazia. Finora lo Stato non è mai apparso alla povera gente come lo Stato del popolo». Sono passati, da allora, 65 anni ma la condanna di Mimmo Lucano mostra che, sul punto, assai poco è cambiato. Ancora una volta – come spesso mi accade ‒ è una “giustizia” in cui non mi riconosco. (…) per proseguire un clic https://volerelaluna.it/in-primo-piano/2021/10/01/non-e-giustizia/

L’intervista al difensore Giuliano PisapiaSentenza molto ingiusta – Il suo obiettivo era salvare vitedi Alessia Gallione – La Repubblica – Giuliano Pisapia aveva deciso di lasciare la toga. Troppi impegni, a cominciare dal Parlamento europeo: «Stavo per cancellarmi dall’albo degli avvocati quando, era il 4 gennaio 2021, mi è stato chiesto di difendere Mimmo Lucano nel processo iniziato nel 2019. Ho detto sì: non potevo lasciare che l’esperienza di Riace, che ha dato una risposta di solidarietà in termini di integrazione e accoglienza, finisse così». Ed è ancora questo che dice, dopo una sentenza che definisce «ingiustificata e ingiusta»: «Anch’io ero incredulo, quasi attonito, ma continuerò a impegnarmi al suo fianco in appello per arrivare a ribaltare l’esito». (…)

L’intervista al pm  Michele Permunian – “I reati ci sono stati e gravi ma umanamente sono dispiaciuto” – di Enrico Ferro –  La Repubblica«Umanamente, mi dispiace molto. Vivo un conflitto interiore, come persona e come magistrato. Comprendo il peso di una pena del genere: quando ho chiesto 7 anni e 11 mesi, sapevo che c’era il rischio di una condanna più alta». (…) Il testo completo delle due interviste in allegato

Dopo la sentenza. Lucano, Dolci e Calamandrei. Un appello inizia a crescere – Eugenio Mazzarella, su L’Avvenire, inizia ricordando le parole di Piero Calamandrei, al processo di Palermo del 1956, pronunciate in difesa di contro Danilo Dolci nel 1956 “«Il pubblico ministero ha detto che i giudici non devono tenere conto delle ‘correnti di pensiero’. Ma che cosa sono le leggi se non esse stesse delle correnti di pensiero? Se non fossero questo non sarebbero che carta morta. E invece le leggi sono vive perché dentro queste formule bisogna far circolare il pensiero del nostro tempo, lasciarci entrare l’aria che respiriamo, metterci dentro i nostri propositi, le nostre speranze, il nostro sangue, il nostro pianto. Altrimenti, le leggi non restano che formule vuote, pregevoli giochi da legulei; affinché diventino sante esse vanno riempite con la nostra volontà» (…)  https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/lucano-dolci-e-calamandrei-un-appello-inizia-a-crescere

A distanza di giorni dai tanti messaggi di solidarietà e di aperta critica alla mostruosa sentenza del Tribunale di Locri, si sono svolte le elezioni amministrative in oltre 1.000 Comuni e nella Regione Calabria. Non pochi nutrivano la speranza di un rimbalzo elettorale favorevole, in quella Regione, a Mimmo Lucano, candidato nelle liste di De Magistris. Non è avvenuto e la causa principale è ben descritta da Pino Ippolito Armino in Partiti inesistenti, un voto di “rispetto” pubblicato su Il Manifesto del 7 ottobre e qui allegato.

Da Ada Colau , sindaca di Barcellona , per Mimmo Lucano https://www.facebook.com/687720841/posts/10159681639190842/?sfnsn=scwspwa

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