Mercato CO2 e ETS

L’ETS (Emissions Trading System) impone alle imprese europee di detenere quote di emissione per poter emettere CO₂ e altri gas serra. Nel tempo, il numero di quote disponibili si è ridotto e le assegnazioni gratuite sono diminuite. Questo ha contribuito a far crescere il costo delle quote di emissione, aumentando i costi di produzione delle imprese operanti in Europa. Per evitare di danneggiarne la competitività, è stato introdotto l’obbligo di acquisto di quote anche per l’importazione di prodotti con contenuto di carbonio (il cosiddetto CBAM), operativo dal 2026. Ciononostante, la pressione delle nostre imprese, e di molti Stati membri dell’UE, per una significativa revisione di ETS e CBAM resta costante.

Valfré così inizia << Da alcuni mesi l’Emissions Trading System (ETS) dell’Unione Europea è al centro del dibattito pubblico. L’aumento dei prezzi dell’energia ha portato alcuni Paesi, tra cui l’Italia, a chiederne la sospensione, o comunque una sua maggiore flessibilità, soprattutto in fasi di prezzi energetici elevati. Altri Paesi vogliono proteggere il sistema, sottolineandone l’importanza nella riduzione delle emissioni. Ma come funziona l’ETS e il collegato Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM)?

Funzionamento dell’ETS

L’ETS, uno dei principali strumenti dell’UE per ridurre le emissioni di gas serra, introdotto nel 2005, è basato sul principio del “cap and trade” (“limita e scambia”).[1]

Il primo elemento, il cosiddetto “cap”, è un tetto massimo alle emissioni complessive di gas serra consentite nei settori coperti. Questo limite viene stabilito a livello europeo e diminuisce progressivamente ogni anno, garantendo una riduzione delle emissioni complessive nel tempo.

Il tetto totale viene suddiviso in quote di emissione, dette allowances. Ogni quota corrisponde al diritto di emettere una tonnellata di anidride carbonica (CO₂) o altri gas serra. Le imprese devono possedere un numero di quote pari alle loro emissioni effettive: se emettono più CO₂, devono procurarsi più quote; se emettono meno, possono cederle.[2]

I settori che attualmente devono avere quote per poter emettere gas serra sono: (i) centrali elettriche che producono energia da fonti fossili, come gas e carbone; (ii) settori industriali ad alta intensità energetica, tra cui produzione di acciaio, ferro e raffinerie di petrolio; (iii) trasporto aereo, limitato ai voli aerei interni all’Unione Europea, Regno Unito e Svizzera; e (iv) trasporto marittimo.

Questi settori rappresentano il 40% delle emissioni nell’UE. Dal 2027 (passando all’ETS2) saranno inclusi anche tutti gli altri settori (edifici, trasporto stradale e industrie energetiche e manifatturiere non incluse in precedenza). Questi già dal 2024 sono sottoposti al solo monitoraggio delle emissioni.[3]

Come vengono allocate le quote alle imprese? Inizialmente le quote erano allocate gratuitamente alle imprese in base al settore di attività.[4] Dal 2013, la percentuale di quote allocate gratuitamente è scesa, mentre sempre più quote sono assegnate attraverso aste (auctioned allowances).[5] Al momento, la maggior parte dei settori usufruisce ancora di quote gratuite, mentre i produttori di energia elettrica devono acquistarle.[6]

Le quote possono però anche essere scambiate tra imprese (da qui l’elemento “trade”) che si ritrovano ad averne troppe e altre che non ne hanno comprate abbastanza alle aste o che, comunque, non ne hanno ricevute abbastanza.[7]

Nel tempo, l’ETS è diventato sempre più stringente: il numero delle quote si è ridotto e il numero di quelle gratuite è sceso anche più rapidamente (Fig. 1). È previsto che le quote totali si riducano annualmente del 4,4% tra il 2024 e il 2028. Allo stesso tempo, le quote gratuite diminuiranno progressivamente fino ad azzerarsi nel 2034. Fanno eccezione alcuni settori: nel trasporto aereo le quote gratuite scompaiono già nel 2026, mentre in alcuni settori a basse emissioni verranno azzerate nel 2030. (…) per proseguire aprire l’allegato

https://osservatoriocpi.unicatt.it/ocpi-pubblicazioni-il-mercato-europeo-della-co-come-funzionano-ets-e-cbam

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«L’autonomia energetica e la sfida di un Fondo europeo»– Intervento di Daniela Fumarola su “Il Sole 24 Ore”   Daniela Fumarola  La guerra in Iran sta già aprendo una nuova fase di tensione sui mercati energetici internazionali, con possibili ripercussioni su gas, petrolio ed energia elettrica. Ma sarebbe un errore leggere quanto sta accadendo come un episodio isolato. Queste crisi sono ormai ricorrenti e si collocano dentro un quadro geopolitico profondamente mutato, segnato dal ritorno della logica di potenza, dall’instabilità delle aree strategiche, dalla frammentazione delle catene di approvvigionamento e da una crescente esposizione dell’Europa agli shock esterni. In questo contesto, l’energia è diventata sempre più una leva di competizione, pressione e vulnerabilità». https://www.cisl.it/guerra-iran-mercati-energetici-fumarola/

L’ipocrisia di chi chiede soluzioni “soft” sul dramma degli Ets di Osca Giannino su Il Foglio 11-4-26. Così inizia: << La proposta di sospensione temporanea degli ETS, frutto delle richieste avanzate da mesi dal sistema industriale italiano fatte proprie dal governo, continua a suscitare nel dibattito politico e sui media una rilevante ondata di critiche. Le critiche sono espresse da aree culturali e portatori di interesse molto eterogenei. L’opposizione al governo accusa la proposta di anti europeismo e anti ambientalismo. I grandi produttori di elettricità da fonti rinnovabili considerano la proposta infondata, perché la soluzione al sovraccosto elettrico ed energetico italiano va per loro ovviamente realizzata sostenendo di più le sole fonti rinnovabili (…) . Poi argomenta che per ogni soluzione prospettata “..fingere di ignorare che i tempi lunghi di attuazione siano inaccettabili è ipocrisia..”. Conclude con una riflessione “pro nucleare mini reattori”.

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