La manomissione delle parole

Crisi di governo e elezioni politiche 25 settembre – Chi ha seguito in diretta le comunicazioni, gli interventi dei senatori e la replica di Mario Draghi al Senato, mercoledì 20 luglio, oppure ha avuto modo di leggere quei testi avrà certamente constatato la grande divaricazione dei commenti sulle parole pronunciate dal premier, nella comunicazione e nella replica, per motivare le sue dimissioni presentate giorni prima al Presidente Mattarella.

E’ stato detto e scritto che Mario Draghi è stato: duro, sferzante, umiliante, che ha dato “pugni nello stomaco e calci negli stinchi”, che volutamente, o inconsciamente ha “ricercato l’incidente” anziché le mediazioni.

https://youtu.be/DyDSBtELzi4

Nel nostro paese il dibattito politico procede, di norma, sulla falsariga dei “commenti su commenti” con lo smarrimento o la scomparsa dei fatti – nel nostro caso le parole dette – sui quali si formulano i commenti, consentendo una manomissione delle parole sulle quali ci si accapiglia più che discutere.

Quello svoltosi al Senato è stato un gran brutto spettacolo conseguente a un metodo perverso che da anni caratterizza la politica italiana ed è certamente tra le cause che determinando l’allontanamento dei cittadini agli appuntamenti elettorali.

Gianrico Carofiglio, nel 2021, ha pubblicato il libro “La nuova manomissione delle parole” e nella quarta di copertina si legge “Le parole, nel loro uso pubblico e privato, sono spesso sfigurate, a volte in modo doloso, altre volte per inconsapevolezza…”.

Pensiamo, avendo seguito in diretta l’intero dibattito al Senato del 20 Luglio, che questa manomissione sia avvenuta per le parole pronunciate da Draghi, in particolare per quelle riguardanti quei punti che in questi mesi hanno determinato rallentamenti e blocchi nelle decisioni di governo, come ad esempio: balneari, taxisti, accertamenti per superbonus, reddito di cittadinanza. Parole descrittive di fatti, dello stato di tensione nel governo, senza fare sconti nella narrazione.

Molti hanno detto o fatto intendere che Draghi doveva essere “più politico” ovvero più cauto anche un po’ reticente su quei fatti che da mesi determinano contrasti nella composita maggioranza di governo. Tirare a campare .. come sottolineava Giulio Andreotti che ha guidato molti governi con maggioranze diverse.

Pensiamo utile, soprattutto per chi ha letto o ascoltato solamente i commenti, allegare i testi integrali della comunicazione e della replica di Mario Draghi: abbiamo evidenziato in rosso le frasi che a nostro avviso hanno subito la maggior deformazione sia nei commenti in aula, sia nelle maratone televisive, sia nei talk show, sia sui social e sui quotidiani.

Sui social il 14 luglio

Nel frattempo la Cisl – In questo contesto di forti tensioni e contrasti (tra i partiti e anche tra i sindacati) la Cisl di Luigi Sbarra opera per le più ampie alleanze come si può supporre dal twitter di Matteo Salvini. Le immagini, a volte, possono dire più delle parole, dei lunghi discorsi. Salvini-Sbarra-Capone sono soddisfatti perchè nella loro serata di lavoro hanno individuato una proposta per correggere il Reddito di Cittadinanza dove va corretto? Recependo magari la più significativa delle proposte della Commissione di studio Saraceno formata a suo tempo dal governo? Pensano unitariamente che è meglio lasciare perdere la questione del salario minimo? Oppure Salvini sorride perché Luigi Sbarra si è dichiarato disponibile alla “pace fiscale” ed a un prossimo scostamento di bilancio per favorire la concordia nel paese in tempo di grandi e molteplici crisi? O cos’altro? Un pensiero al dopo Draghi?

Qualcosa in più si può immaginare leggendo la lettera che il segretario generale della Cisl ha inviato, il 21 luglio, un giorno dopo del “draghicidio”, con la generica intestazione “Alle strutture”. Nella lettera si citano tutti i titoli delle richieste sindacali di questi anni, sopravvissute e ritenute tutte valide e prioritarie, naturalmente, nonostante il drammatico quadro che abbiamo davanti con la crisi energetica-climatica, il prolungarsi della guerra in Ucraina, il permanere della pandemia, il rialzo dei tassi che più rendono pesante il pagamento degli interessi per finanziare il nostro grande debito, il deprezzamento dell’euro che pesa sul costo delle materie prime e delle importazioni. Scrivere in questo modo si ottiene un facile consenso da destra a sinistra in quanto si cita tutto senza alcuna priorità e poche specificazioni. Si rimane “al di sopra delle parti” e non si esprime alcuna valutazione su chi ha ritirato la fiducia a Mario Draghi..Sarà il popolo, il 25 settembre a giudicare… Se un grande sindacato si colloca così, un pensiero a Ponzio Pilato fa certamente capolino. Il non esprimersi e prendere una chiara posizione sui nodi principali (catasto, balneari, taxisti, reddito di cittadinanza) che hanno ben contribuito alla rottura della maggioranza governativa e alla non conferma della fiducia a Draghi, non significa per nulla esercitare l’autonomia del sindacato, bensì agire con l’obiettivo di collocare qualche candidatura Cisl o amica della Cisl qua e là nelle diverse liste, a destra come nel campo progressista. E’così? Temiamo di sì.In allegato il testo della lettera di Luigi Sbarra.

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