Tumori professionali perduti…
Allarme degli ispettori Asl e Arpa sulle indagini dei tumori professionali (vedi allegato). Da qualche anno non arrivano più in Cassazione processi per malattie professionali (fatte salve le sempre più rare eredità di risalenti indagini del passato sui tumori asbesto e correlati). La giurisprudenza arretra vistosamente e il ricordo corre all’inizio degli anni Settanta del secolo scorso, quando nelle aule giudiziarie i processi per infortuni sul lavoro, per malattie professionali, e per tumori occupazionali erano…mosche bianche. Oggi esistono molti organi di vigilanza non coordinati, con evidenti ricadute negative sia per i lavoratori che per le imprese. Serve una procura nazionale della sicurezza sul lavoro. Su questi temi scrive il giurista Raffaele Guariniello, uno dei più noti “pretori d’assalto” degli anni ’70 (vedi nota e link)
Alla ricerca dei tumori professionali perduti. Si torna agli anni Settanta: l’allarme degli Ispettori Asl e Arpa – L’analisi di Raffaele Guariniello. www.italialibera.it 13 marzo 2026.
<< In questi giorni, difficile non accorgersene, la giustizia è più che mai al centro dell’attenzione. E tuttavia c’è un problema di cui si continua a non parlare. Come dirsi soddisfatti dell’attuale giurisprudenza in tema di tumori professionali (ma anche ambientali)? Se ne fa carico un Documento pubblicato il 4 marzo 2026 da un gruppo di Ispettori Asl e Arpa (www.tusl81.it). Drammatico il titolo: “Alla ricerca delle indagini (e dei processi) sui tumori professionali perduti”. E dire che l’Unione Europea non ha fatto mancare ripetute sollecitazioni, anche mediante apposite Direttive. E ancora il 18 dicembre 2025, l’Eu-Osha, nel Report Occupational cancer risk factors in Europe, segnala che i tumori professionali rappresentano uno dei maggiori problemi di salute sul lavoro in Europa. E avverte che le radiazioni solari ultraviolette, le emissioni di scarico dei motori diesel, il benzene, la silice cristallina respirabile e la formaldeide appaiono le esposizioni professionali probabili più frequenti tra i 24 fattori di rischio del cancro analizzati.

E non stupisca l’avvertimento lanciato nel considerando 30 della Direttiva sull’amianto del 22 novembre 2023: «La guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina sta causando, oltre alla sofferenza del popolo ucraino, anche danni significativi alle infrastrutture, alle abitazioni e più in generale all’ambiente edificato. Poiché l’Ucraina ha vietato l’uso dell’amianto solo nel 2017, la futura ricostruzione del paese comporta un rischio significativo per i lavoratori, in particolare per quelli coinvolti nel trattamento dei rifiuti di demolizione».
I tumori professionali nella giurisprudenza italiana
Solo che da qualche anno nella giurisprudenza del nostro Paese stiamo rilevando un ritorno agli anni Settanta del secolo scorso, a quell’epoca in cui nelle aule giudiziarie erano pressoché banditi i processi per infortuni sul lavoro e per malattie professionali, e addirittura zero i processi per tumori occupazionali. Toccò a una nuova generazione di magistrati mettere mano alle leggi penali che allora come adesso proteggono la sicurezza sul lavoro, puniscono reati come l’omicidio colposo, e che fino ad allora erano rimaste scritte sulla carta. Ma oggi? Ha ripreso a soffiare il vento della deregolazione? Si pensi che da qualche anno non arrivano più in Cassazione processi per malattie professionali (fatte salve le sempre più rare eredità di risalenti indagini del passato sui tumori asbesto-correlati).
Che fare?
Tutto da leggere il Documento pubblicato il 4 marzo 2026 dal Gruppo di Ispettori. Sulla scorta di analisi quanto mai agguerrite, desta sensazione in particolare una proposta: sostenere l’Autorità Giudiziaria che in passato aveva saputo sollecitare su questo tema gli organi di controllo. Il fatto è – ma non se ne parla proprio nelle sedi dovute – che ci vorrebbe una procura nazionale della sicurezza sul lavoro. E tra le ragioni, ve n’è una che tocca anche e più che mai le patologie tumorali. Occorre andare in tutto il territorio nazionale alla ricerca dei tumori professionali perduti. Diventa indispensabile creare un osservatorio sui tumori professionali del tipo di quello a suo tempo istituito presso la Procura della Repubblica di Torino. L’osservatorio, anzitutto, alimenta procedimenti penali per scoprire eventuali responsabilità anche attraverso la trattazione unitaria di più casi di patologia per ciascuna azienda. Favorisce il risarcimento e l’indennizzo delle vittime e dei loro congiunti. Ha importanti ricadute anche sotto l’aspetto preventivo, in quanto consente di identificare sedi magari insospettate e insospettabili di esposizione ad agenti cancerogeni. Un esempio. Viene segnalato un caso di mesotelioma in un macellaio operante in un grande centro commerciale di Torino. Non riuscendo a comprenderne l’origine, viene svolta un’ispezione nel centro commerciale, e a un certo punto ci si accorge della presenza in più punti di piccoli frammenti bianchi. Li vediamo anche tra le fessure del soffitto. Alla fine, i tecnici che ci accompagnano capiscono che si tratta di amianto. Amianto sparso dappertutto nei locali, sul pavimento, nelle fioriere, sui banchi. Insomma, si scopre che quel centro commerciale è inquinato da amianto. Di qui l’ordine di chiusura del centro commerciale per le operazioni di bonifica. E oggi è possibile frequentare quel grande centro commerciale senza correre il pericolo di ammalarsi per causa di amianto.

E non basta ancora. Occorre istituire un irrinunciabile punto di riferimento per i molteplici organi di vigilanza operanti in Italia: dalle Asl all’Ispettorato Nazionale del Lavoro, dai vigili del fuoco ai servizi tecnici creati presso amministrazioni pubbliche quali le forze armate e le forze di polizia, purtroppo ancora oggi dotate di una “giurisdizione domestica”. Attualmente, la miriade di organi di vigilanza favorisce lo sviluppo di non sempre collimanti applicazioni delle norme di sicurezza, con palesi ricadute negative in danno vuoi dei lavoratori, vuoi delle imprese. E occorre porre fine all’attuale, larga disapplicazione della responsabilità cosiddetta amministrativa (ma che di amministrativo non ha proprio nulla) delle stesse imprese estesa da una legge del 2001 ai delitti di omicidio colposo e di lesioni personali colpose gravi o gravissime commessi con violazione delle norme sulla tutela della sicurezza nei luoghi di lavoro. Una responsabilità, si badi, che anzitutto può comportare sanzioni temibili: oltre che sanzioni pecuniarie, sanzioni interdittive tipo l’interdizione dall’esercizio stesso dell’attività, la confisca del profitto, la pubblicazione della sentenza di condanna). E per giunta una responsabilità che non patisce alcune criticità che invece frenano ogni giorno di più la responsabilità penale. Un solo esempio. Tra le tante, una sentenza della Cassazione del 22 aprile 2025 annulla per intervenuta prescrizione del reato di omicidio o lesione personale colposi la condanna del datore di lavoro, ma conferma la condanna della società per il connesso illecito amministrativo. Perché già oggi e senza necessità di nuove norme sulla prescrizione, in tema di responsabilità da reato delle imprese, la richiesta di rinvio a giudizio della società intervenuta entro cinque anni dalla consumazione del reato interrompe il corso della prescrizione e lo sospende fino alla pronunzia della sentenza che definisce il giudizio.
La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo
Il 13 febbraio 2024, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo si è pronunciata su un caso di morte nel 2006 per mesotelioma pleurico di un cittadino che aveva abitato a Niederurnen dal 1961 al 1972 nei pressi di una fabbrica dell’amianto, e che era stato esposto alle emissioni di amianto respirandone le polveri. I procedimenti instaurati davanti alla Autorità Giudiziarie non hanno consentito a questo cittadino, né e ai suoi eredi, di ottenere giustizia. Conclusione della Cedu (che ho ricordato anche dopo la tragedia di Crans-Montana): la prescrizione dell’azione promossa dalla vittima e dai suoi congiunti ha comportato una violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo dovuta al fatto che “lo Stato non ha ottemperato al suo obbligo di garantire la celerità delle procedure”.
Leggendo questa pronuncia della Corte europea per i diritti dell’uomo, mi è tornata alla mente una sentenza della Cassazione Penale del 25 gennaio 2021 che prosciolse per prescrizione del reato di omicidio colposo quattro responsabili aziendali condannati dalla Corte di Appello per morti di amianto in un’industria della gomma. Perché -leggiamo in questa sentenza – «trascorso un certo lasso di tempo dalla commissione del fatto, stante l’attenuarsi delle esigenze di punizione, matura un diritto all’oblio in capo all’autore del reato». >>
Note, link correlati
Magistratura democratica ha festeggiato nel 2024 i sessant’anni della sua nascita. Per l’occasione quattro video. Il primo con gli interventi di tre diverse personalità: Giuseppe Santalucia, Rosy Bindi, Luciano Canfora, provenienti da esperienze e contesti diversi. Il secondo e il terzo video sono ricavati da Rai Teche che nel 1978 dedicò tre puntate di approfondimento ai “Pretori d’assalto”, condotte dal giornalista Mino Monicelli. Nei video compaiono alcuni dei magistrati (Gianfranco Amendola, Romano Canosa, Vincenzo Accattatis, Adriano Sansa, Franco Marrone, Gianfranco Viglietta e Marco Ramat) di Magistratura democratica che caratterizzarono un periodo della storia giudiziaria d’Italia orientata alla reale tutela dei diritti di tutti i cittadini, così come la Costituzione esige. Il quarto video è tratto da Parole di Giustizia 2015 e offre alcuni passaggi del pensiero di Elena Paciotti.
Nota 1 – Marco Ramat è stato una figura di spicco tra i pretori d’assalto, amico di Don Lorenzo Milani. Al minuto 5 https://youtu.be/g3cQlOTPQY0 inizia il suo ricordo. Non esiste un giudice apolitico – perché è un uomo con proprie idee che vive i suoi tempi – mentre deve esistere un giudice terzo, imparziale, neutrale che applica le leggi attenendosi ai fatti, ai testimoni, al contesto. I “pretori d’assalto” – sorti nel 68-70, protagonisti nella giurispudenza, hanno agito consapevoli che nel nostro paese l’applicazione della legge non era uguale per tutti, ma a vantaggio dei potenti nei vari campi di attività ecoomica e sociale. Hanno agito per dare alla legalità un signicato autentico collegato alla Costituzione, il più alto significato politico: tutti uguali davanti alla legge.
Nota 2 – Cinquantacinque nni fa, il 5 agosto 1971, l’allora giovane pretore penale di Torino, Raffaele Guariniello, guidava i carabinieri in una perquisizione clamorosa e delicatissima. Il luogo era il “sancta sanctorum” del capitalismo italiano dell’epoca: gli “enti centrali” della Fiat in corso Marconi, sede degli uffici più importanti dell’azienda automobilistica.

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