Ciclofattorini in sciopero
Dopo il caso Glovo (vedi articolo https://sindacalmente.org/content/riders-vita-da-sfruttati/), il caso Deliveroo. E’ ancora la procura di Milano ad attivarsi contro forme di caporalato urbano e smonta anche il sistema Deliveroo. E una parte del sindacato si mobilita: prima la Usb (la confederazione più attiva in questo settore emarginato) con le manifestazioni del 28 febbraio in nove cuttà (a Torino, Rimini, Bologna, Nola, Milano, Livorno, Palermo, Padova e Trieste). Segue, il 13 marzo, la mobilitazione nazionale dei rider indetta dalla Cgil e dalle sue categorie, in 30 città italiane per chiedere un aumento immediato delle paghe con l’applicazione del contratto collettivo merci e logistica, con l’applicazione dei diritti quali ferie, permessi, malattia, infortuni retribuiti, tredicesima, quattordicesima e Tfr, tutele su salute e sicurezza.
Sono segnali importanti per raccordare l’azione dei magistrati con l’inziativa sindacale. Perché la Cisl e la Uil sono assenti da queste mobilitazioni? Perchè si fermaano alle enunciazioni verbali prive di azione? Il settore della marginalità dovrebbe essere il campo in cui l’unità d’azione è la prima regola dei sindacati, rendendosi conto (specialmente nelal Cisl) che in determinati campi la sola contrattazione non basta.
Il 25 febbraio i Carabinieri del gruppo di Tutela del lavoro di Milano, su richiesta del pm Paolo Storari, hanno notificato il controllo giudiziario urgente a Deliveroo Italy per aver sfruttato 3mila rider solo a Milano e ben 20mila in tutta Italia, «approfittando dello stato di bisogno». La loro retribuzione, secondo le ricostruzioni degli inquirenti, è inferiore fino al 90% rispetto alla soglia di povertà e alla contrattazione collettiva. Ancora una volta, come già accaduto recentemente per il caso Glovo, la Procura prende il massimo riferimento normativo: l’articolo 36 della Costituzione e il diritto a un lavoro che rispetti la dignità della persona. Dalle tante testimonianze raccolte si capisce chiaramente di cosa si parli in concreto: fino a 9-10 ore di connessione alla piattaforma e guadagni dai 3 ai 5 euro lordi per consegna, in base ai chilometri percorsi (…). Così inizia l’articolo “Rider, anche Deliveroo sotto controllo giudiziario” di Ivan Cimmarusti Sara Monaci su Il Sole 26-2-26, il quotidiano di Confindustria (vedi allegato)

Lavoro e algoritmi, la politica che non governa le trasformazioni di Valeria Pulignano Il Manifesto 26-2-26 Lavoro e algoritmi. Sono assai pesanti i reati ipotizzati dalla procura di Milano che ha disposto il controllo giudiziario per Deliveroo Italy srl. La novità di oggi è il salto di qualità dell’accusa, vale a dire non più solo qualificazione del rapporto, ma sfruttamento sistemico, fino all’ipotesi di caporalato. Sono assai pesanti i reati ipotizzati dalla procura di Milano che ha disposto il controllo giudiziario per Deliveroo Italy srl: caporalato e sfruttamento lavorativo. Nel provvedimento si parla di circa 20mila fattorini impiegati in un sistema che avrebbe fatto leva sul loro stato di bisogno. La procura descrive un modello organizzativo in cui l’applicazione algoritmica e pertanto digitale orienta e condiziona in modo stringente l’attività lavorativa, distribuendo gli incarichi, monitorando le prestazioni e incidendo, attraverso meccanismi reputazionali e premiali, sulla possibilità stessa di lavorare e di guadagnare.Non è un fulmine a ciel sereno. Recentemente c’era stato un provvedimento analogo per Glovo e un paio di anni fa la procura milanese aveva aperto un fronte giudiziario sul settore del food delivery, sostenendo che i rider non potessero essere considerati meri lavoratori autonomi quando l’organizzazione del lavoro era sostanzialmente eterodiretta. Quelle decisioni avevano imposto il versamento dei contributi e ridefinito, almeno in parte, il perimetro dei diritti. La novità di oggi è il salto di qualità dell’accusa, vale a dire non più solo qualificazione del rapporto, ma sfruttamento sistemico, fino all’ipotesi di caporalato. È un passaggio che richiama una stagione che sembrava lontana, quella quando la magistratura suppliva all’inerzia del legislatore nel riconoscere diritti elementari nei luoghi di produzione, l’epoca dei “pretori d’assalto”. Anche allora si parlava di “invasione di campo”. Anche allora, però, era la trasformazione del lavoro a precedere la politica. (…) per proseguire aprire l’allegato
Difendiamo questa magistratura, questi coraggiosi Pm milanesi che il governo (ma non solo…) considera troppo invadenti e nel contempo poco fa con gli Ispettori del lavoro (ancora sotto organico!!!). Un plauso alla più piccola delle confederazioni sindacali (Usb) la più collegata con i rider. Alla Cisl chiediamo che – oltre a ripetere “ci vuole più contrattazione” – scenda unitariamente in campo, mobilitando le categorie per inverare questo slogan e dare visibilità alla solidarietà.

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