Pm coraggiosi a Milano

Dopo il caso Glovo (vedi articolo https://sindacalmente.org/content/riders-vita-da-sfruttati/), il caso Deliveroo. Ma nella pratica la stessa storia di sfruttamento di una categoria dimenticata, quella dei rider. Il 25 febbraio i Carabinieri del gruppo di Tutela del lavoro di Milano, su richiesta del pm Paolo Storari, hanno notificato il controllo giudiziario urgente a Deliveroo Italy per aver sfruttato 3mila rider solo a Milano e ben 20mila in tutta Italia, «approfittando dello stato di bisogno». La loro retribuzione, secondo le ricostruzioni degli inquirenti, è inferiore fino al 90% rispetto alla soglia di povertà e alla contrattazione collettiva. Ancora una volta, come già accaduto recentemente per il caso Glovo, la Procura prende il massimo riferimento normativo: l’articolo 36 della Costituzione e il diritto a un lavoro che rispetti la dignità della persona. Dalle tante testimonianze raccolte si capisce chiaramente di cosa si parli in concreto: fino a 9-10 ore di connessione alla piattaforma e guadagni dai 3 ai 5 euro lordi per consegna, in base ai chilometri percorsi (…) Così inizia l’articolo “Rider, anche Deliveroo sotto controllo giudiziario” di Ivan Cimmarusti Sara Monaci su Il Sole 26-2-26, il quotidiano di Confindustria (vedi allegato)

La magistratura opera un’invasione di campo o supplisce alle carenze dei sindacati e dell’Ispettorato del lavoro?

Lavoro e algoritmi, la politica che non governa le trasformazioni di Valeria Pulignano  Il Manifesto 26-2-26 Lavoro e algoritmi. Sono assai pesanti i reati ipotizzati dalla procura di Milano che ha disposto il controllo giudiziario per Deliveroo Italy srl. La novità di oggi è il salto di qualità dell’accusa, vale a dire non più solo qualificazione del rapporto, ma sfruttamento sistemico, fino all’ipotesi di caporalato. Sono assai pesanti i reati ipotizzati dalla procura di Milano che ha disposto il controllo giudiziario per Deliveroo Italy srl: caporalato e sfruttamento lavorativo. Nel provvedimento si parla di circa 20mila fattorini impiegati in un sistema che avrebbe fatto leva sul loro stato di bisogno. La procura descrive un modello organizzativo in cui l’applicazione algoritmica e pertanto digitale orienta e condiziona in modo stringente l’attività lavorativa, distribuendo gli incarichi, monitorando le prestazioni e incidendo, attraverso meccanismi reputazionali e premiali, sulla possibilità stessa di lavorare e di guadagnare.Non è un fulmine a ciel sereno. Recentemente c’era stato un provvedimento analogo per Glovo e un paio di anni fa la procura milanese aveva aperto un fronte giudiziario sul settore del food delivery, sostenendo che i rider non potessero essere considerati meri lavoratori autonomi quando l’organizzazione del lavoro era sostanzialmente eterodiretta. Quelle decisioni avevano imposto il versamento dei contributi e ridefinito, almeno in parte, il perimetro dei diritti. La novità di oggi è il salto di qualità dell’accusa, vale a dire non più solo qualificazione del rapporto, ma sfruttamento sistemico, fino all’ipotesi di caporalato. È un passaggio che richiama una stagione che sembrava lontana, quella quando la magistratura suppliva all’inerzia del legislatore nel riconoscere diritti elementari nei luoghi di produzione, l’epoca dei “pretori d’assalto”. Anche allora si parlava di “invasione di campo”. Anche allora, però, era la trasformazione del lavoro a precedere la politica. (…) per proseguire aprire l’allegato

La mobilitazione promossa dall’Usb a Bologna.  La richiesta è di inquadrare i lavoratori come dipendenti della logistica: «Servono tutele». Chiesto alla prefettura un tavolo specifico sul caporalato urbano». «Real Job, real contract» recitava lo striscione in piazza Nettuno a Bologna. Dopo le inchieste della procura di Milano, che ha richiesto l’amministrazione giudiziaria per i giganti del delivery Glovo e Deliveroo, i rider di diverse città italiane si sono mobilitati per lo sciopero Usb, per chiedere che ai ciclofattorini venga riconosciuto il lavoro subordinato: «È stata una giornata di agitazione». In allegato l’articolo Dopo le inchieste rider in sciopero per il contratto di Michele Gambirasi  Il Manifesto 1-3-26

Difendiamo questa magistratura, questi coraggiosi PM che il governo (ma non solo…) considera troppo invadenti e nel contempo poco fa con gli Ispettori del lavoro (sotto organico!!!). Un plauso alla più piccola delle confederazioni sindacali (Usb) che agisce e tutela i rider più di quanto facciano le tre grandi confederazioni Cgil, Cisl,Uil impegnate a difendere le loro bandiere, sempre più sbiadite.

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