Deficit di strumenti, carenza nella strategia della prevenzione e… tanti ripetuti “buoni consigli della nonna”.  E’ passato un anno dall’inizio dei blackout più o meno rigidi, alternati a periodi dove la prevenzione è stata assicurata come principali misura al tipo di consigli che abbiamo sentito in casa da bambini quando si aveva una normale influenza. Questa volta ripetuti con solennità dal Consiglio Superiore della Sanità (Css) e dagli spot del Ministero della Sanità e Assessorati regionali (facendo però colpevoli ampi sconti sulla distanza fisica minima da mantenere tra le persone, in particolare nei luoghi ove è più necessario, come ad esempio trasporti e ristoranti).

Dopo un anno sono ben 103.000 le vittime accertate per Covid, 3.280.000 i contagiati, oltre 539.000 attualmente positivi. La situazione a livelli (sottostimati) di allerta è fotografata dalla mappa a questo indirizzo: https://opendatadpc.maps.arcgis.com/apps/opsdashboard/index.html#/b0c68bce2cce478eaac82fe38d4138b1

Rimane grande il deficit di prevenzione (cultura e strumenti) nel nostro paese, i grandi annunci del Governo, del Ministro della Salute, dei Commissari preposti sono ancora più buone intenzioni, sicuramente da condividere, che fatti reali tali da garantire prevenzione e pronti interventi per isolare focolai. La struttura del servizio sanitario è rimasta tale e quale a quella di 12 mesi fa:

  • le unità Usca di pronto intervento sul territorio sono ancora ben inferiori al numero programmato mesi orsono,
  • il posti Covid in alberghi all’uopo dedicati o altre sedi per chi deve essere posto in quarantena e per chi contagiato lievemente da non richiedere ricovero ospedaliero sono stati annunciati e poi..evaporati;
  • il sistema  di tracciamento Immuni è stato un flop quasi annunciato e ora apertamento ammesso dall’ideatrice Paola Pisano, ex ministra all’Innovazione ed ex assessora a Torino, ora ritornata all’insegnamento nell’Università (vedi allegato);
  • il sistema dei medici di famiglia è rimasto tal quale ante epidemia sovrastato da impegni non affrontabili in un normale studio medico per visite ordinarie;
  • la scuola (un posto per i giovani certamente sicuro e vigilato) è rimasto più chiuso che aperto ( e i giovani continuano a contagiarsi fuori dalle aule e dalla scuola), in quanto non è stato affrontato con il dovuto approccio il nodo cruciale per ottenere aule con meno allievi, possibile solamente con una scuola aperta per un arco giornaliero maggiore tale da consentite più turni con riduzione dell’orario. Più turni che consentano quindi trasporti meno affollati e assembramenti ridotti all’entrata e all’uscita dalle scuole.  L’esistenza di tanti sindacati nella scuola e  il “miraggio” delle lunghe ferie estive in tale settore ( che probabilmente è destinato a rimanere tale ancora per un certo tempo) hanno mandato instan by l’annuncio di Mario Draghi, letto nelel sue dichiarazioni programmatiche per la fiducia, di mettere al centro il ruolo della scuola anche prolungando l’anno scolastico. Le molteplici istanze corporative, pur legittime ma poco comprensibili in situazioni di emergenza coe quelle ora vissute, hanno prevalso anche sulle buone intenzioni del premier, non troppo – a nostro avviso – difese da quelal grandissima maggioranza che di corsa gli ha conferito il mandato. Speriamo e costruiamo un secondo tempoa anche per la scuola, diversamente a settembre saremo con analoghi problemi!   

Affidarsi ai vaccini è fondamentale ma non esaustivo in quanto tante sono ancora le variabili e le incognite non risolte di questa inedita pandemia alimentata, non scordiamolo mai, da portatori sani. Importanti sono pertanto gli accordi di questi giorni per effettuare la vaccinazione nei locali delle aziende con i medici competenti aziendali. ( in allegato: accordi in Friuli Venezia Giulia e per bancari in Italia).

Vedi in allegato l’esperienza dei tamponi nel Comune di Turingia in Germania.

Vedi in allegato iniziative e accordi per vaccinazioni in azienda

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