Il maggior pericolo!

Il maggior pericolo per i valori dell’occidente non proviene da “nemici” esterni ma dall’interno dei principali suoi paesi. Il grande nemico di questi valori è il capo di governo degli Usa, il paese che tanto ha dato, 80 anni fa, per costruire una svolta radicale alle relazioni mondiali dopo l’ immane carnificina (decine di milioni di morti) della seconda guerra mondiale. Corsi e ricorsi della storia? Il faro di Donald Trump è unidirezionale su affari, denaro, armi e potere. Il suo agire è estraneo ai principi della Costituzione americana e della carta dei diritti universali, alle norme del diritto internazionale.

Il presidente degli Usa agisce seguendo la “sua etica personale”, così ha affermato. La legge è Lui, così titola un editoriale di Andrea Malaguti (vedi allegato). Molti governanti s’inchinano e così il diritto internazionale può diventare car­ta straccia e i rapporti regolati solo sul piano di forza delle armi o del commercio, dei miliardi. Abbiamo selezionato una decina di articoli e link che evidenziano, con toni e argomenti diversi, il grande rischio che corrono i fondamentali valori e principi occidentali ad opera di leader politivi e governanti del mondo occidentale.

Giancarlo Infante inLa logica del cortile di casacosì inizia: << E facciamola finita con questi valori dell’Occidente. Non è la prima volta che puzzano di petrolio. Quelli veri risalgono a tre secoli fa, al Montesquieu dei Diritti. Responsabile di un salto di civiltà che ha consentito al mondo di superare la logica dei regnanti assoluti che trascinavano i loro popoli in una miriade di guerre – e conseguenti carestie e pestilenze – solo in base alle loro brame di estensione geografica ed economica.

Circa 80 anni fa, con due fatti, il Processo di Norimberga e la successiva approvazione della Dichiarazione dei Diritti Universali dell’Uomo, si cominciò a gettare le basi di quello che chiamiamo oggi Diritto Internazionale. Quanto, cioè, fa da spartiacque tra la barbarie – in grado sempre di risorgere, a dispetto delle illusioni di chi crede nel Cammino dell’umanità come un crescendo inarrestabilmente positivo – ed il rispetto delle norme comunemente accettate da tutti i paesi del mondo che fanno parte delle Nazioni Unite (…) Per proseguire https://www.associazionepopolari.it/2026/01/13/la-logica-del-cortile-di-casa/

Sergio Labate inLa democrazia delle cose. A Trump gli esseri umani importano solo se ricchi”, su Domani, cosè inizia << Leo Strauss – un nome simbolico, perché spesso usato dalla destra americana per legittimare  culturalmente la barbarie – sosteneva che non c’è nulla di peggio di quando la politica diventa esclusivamente «amministrazione delle cose», dimenticandosi di esercitare il «governo degli uomini». È una distinzione utile, che restituisce uno dei tanti abissi etici e politici in cui stiamo sprofondando. Quando sento parlare Donald Trump, infatti, mi domando che fine facciano – dal punto di vista della sua moralità, cioè dell’unico limite che egli stesso riconosce al proprio potere (c’è una definizione più azzeccata di cosa sia un dittatore: «L’unico limite del mio potere è la mia moralità»?) – gli esseri umani. Mi pare che, semplicemente, non esistano più. Il loro posto è stato preso dalle cose. È un mondo di cose quello che Trump vuole conquistare. Gli esseri umani sembrano trovarsi lì per caso. (…) >> Per proseguire aprire allegato

La dottrina Monroe e …quella Donroe. Nel corso della conferenza stampa, poco dopo il rapimento (bliz con 150 aerei e elicotteri, 80 e più morti), la protervia di Trump ha fatto riferimento alla dottrina Monroe (del 1823) affermando di volere proseguire con la propria … “la dottrina Donroe“, dimostrando di ignorare la storia americana. Duecento anni fa Monroe pensava alla difesa dei nascenti stati delle Americhe sottoposti agli attacchi delle potenze coloniali europee. Quella dottrina ha poi preso un verso diverso e Trump la peggiora ulteriormente. Vedi articolo “Cos’è la Dottrina Monroe e perché ha ispirato l’attacco di Trump contro il Venezuela” di Massimo Balsamo su Il Giornale. https://www.ilgiornale.it/news/politica-estera/lamerica-agli-americani-cos-dottrina-monroe-e-lidea-2590576.html

Esercito americano

Andrea Zhok inGli USA sono la più grande macchina bellica del pianeta“, un articolo severissimo verso le politiche degli Stati Uniti, postato sul sito www.associazionepopolari.it – Srive Zhok : << (…) Gli Usa sono il Paese di gran lunga più aggressivo, il Paese che ha fatto più guerre dalla sua fondazione, che ha rovesciato più regimi e fomentato più colpi di stato.Questo Paese è guidato da un’oligarchia a base finanziaria che lascia alla minoritaria plebe votante scelte come quelle tra Trump e Biden, cioè scelte tra una padella demente e una brace squilibrata. In ogni caso ogni rappresentante politico, dal Senato alla Presidenza, anche quando più presentabile, è manipolabile e condizionato, potendo venire eletto solo se si è indebitato e compromesso a peso d’oro con i maggiorenti del Paese.

Questo Paese sta informalmente dichiarando guerra al mondo intero, lasciando la scelta tra la sottomissione con tributi e la devastazione (economica e/o militare). L’attuale proposta di Trump di portare il budget militare dalla cifra già record di 1000 miliardi di dollari a 1500 miliardi di dollari – per un confronto: Russia 109 miliardi, Cina 320 miliardi – significa una sola cosa: guerra illimitata (poi talvolta sarà guerra ibrida, talaltra “polizia internazionale”, qualche volta un bombardamento una tantum, altre volte un’invasione come si deve). Ovviamente il pluridecennale lavaggio del cervello cui siamo stati sottoposti in Occidente farà sì che schiere di diversamente astuti vedranno in queste parole un qualche mitico “antiamericanismo”, e si sbracceranno a spiegarti che la vera minaccia è Putin che vuole arrivare a Lisbona o è la Cina che vuole imporci il credito sociale, o sono i “comunisti”.

Ma al netto di questi (diffusissimi) scemi di guerra la semplice verità è che oggi gli USA rappresentano il più grande pericolo che l’umanità abbia mai corso. Per leggere il testo completo .https://www.associazionepopolari.it/2026/01/13/gli-usa-sono-la-piu-grande-macchina-bellica-del-pianeta/

Tranquilli…tranquilli, ci penso io!

Lucio Caracciolo in “Il nemico americano” su La Repubblica così inizia l’elenco dei fatti << Marines americani che in pieno Atlantico del Nord assaltano una petroliera battente bandiera russa e la sequestrano con tutto l’equipaggio, russi compresi. Altri che bloccano nei Caraibi un’altra nave, parte di una “flotta oscura” dedita al trasporto di greggio venezuelano sotto embargo. Il segnale di Trump non potrebbe essere più chiaro: faccio quel che mi pare. Specialmente nell’emisfero occidentale, ovvero nel continente panamericano che la sua amministrazione intende sigillare contro la penetrazione cinese e russa. Ma anche contro l’abusiva pretesa “dell’alleato” danese di possedervi la Groenlandia. Con le operazioni marittime gli Stati Uniti stanno dando seguito alla promessa digovernare il Venezuela. A modo loro. Compresi atti di alta quanto efficiente pirateria come il rapimento di un capo di Stato straniero perché narcotrafficante o il sequestro di navi che avrebbero rotto l’embargo sul petrolio venezuelano. Fino a rischiare una nuova crisi con Mosca, specie se i marinai russi fossero processati sul suolo americano. Con effetti imprevedibili sul già stagnante “processo di pace” per l’Ucraina.

C’era una volta l’America. Quella che si voleva in missione per redimere l’umanità e battezzava universali i propri interessi. Oggi gli Stati Uniti considerano e dividono il mondo a partire dalle proprie priorità. Quelle di una nazione depressa, impaurita, spaccata. Con la manifattura al collasso, un debito federale spaventoso, una sfiducia mai vista nelle istituzioni, un impressionante declino del tasso di fecondità. Sette statunitensi su dieci non credono più nell’American Dream. La quasi totalità non ricorda più una guerra vinta (era il 1945). (…) Per proseguire aprire allegato

Donald Trump prosegue nella politica di indebolimento delle organizzazioni sovranazionali ordinando con un Memorandum l’uscita degli Stati Uniti da 66 enti o organizzazioni internazionali. Il testo lo trovate in allegaato e con questo link https://www.whitehouse.gov/presidential-actions/2026/01/withdrawing-the-united-states-from-international-organizations-conventions-and-treaties-that-are-contrary-to-the-interests-of-the-united-states/

Gian Giacomo Migone in Usa-Europa, storia di un’alleanza ostile” ricostruisce i tanti ostacoli e freni posti dalle amministrazioni americane (democratici e repubblicani) alla costruzione di un’Europa come soggetto politico. Una sintesi storica da leggere con attenzione. Conclude con queste riflessioni << (…)  Allo stesso tempo gli Stati Uniti di Trump rilanciano e addirittura teorizzano in un documento ufficiale la loro tradizionale politica in Europa, fondata su prevaricazioni di politica estera e anche interna ai suoi singoli stati. La UE non ha dato nessuna risposta proporzionata agli incrementi dei dazi sulle esportazioni imposti da Trump, né all’obbligo di aumentare la spesa militare nel quadro degli accordi Nato, per lo più in forma di acquisti di armi statunitensi. Insomma, siamo di fronte a una “vaste entreprise“, direbbe Charles de Gaulle. Eppure una diversa Europa, ispirata da quella delle origini, potrebbe prendere il suo posto in un mondo multipolare più pacifico, segnare la fine del prolungamento della Guerra fredda, persino stimolare una svolta di Stati Uniti e Russia, ancora impegnati nella sua spartizione in sfere d’influenza. Un mutamento di direzione che consentirebbe un’equa distribuzione delle risorse, una libertà di scambi come condizione di convivenza pacifica e produttiva nella salvaguardia ecologica del globo. Insomma, pane, pace e libertà per tutti. Utopia? Come affermava Barbara Ward, al fianco di Kwame Nkrumah, allora presidente del Ghana, più di mezzo secolo fa, abbiamo urgente bisogno di “relevant utopias” che, se anche non si avverano, indicano nell’immediato la direzione in cui impegnarci.>> Qui l’intero articolo https://sbilanciamoci.info/usa-europa-storia-di-unalleanza-ostile/

La premier Giorgia Meloni, unica tra i leader Ue, ha giustificato subito l’intervento armato di Donald Trump con questo comunicato «Coerentemente con la storica posizione dell’Italia – è la linea che la premier detta attorno alle 17, a dieci ore dal blitz – il governo reputa che l’azione militare esterna non sia la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari, ma considera al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico». Così assicura una copertura politica totale al rapimento-arresto di Nicolas Maduro. Lo fa come nessuno si è spinto a fare in Europa, subito dopo le prime parole rilasciate dal presidente americano a Fox News, ma prima della conferenza stampa in cui Trump stupisce il mondo annunciando che gli Stati Uniti governeranno il Venezuela fino al termine della transizione e gestiranno le compagnie petrolifere del Paese. L’adesione alla linea della Casa Bianca smarca Roma dal tradizionale posizionamento, sempre attento a richiamare il primato del diritto internazionale.

Per quanto riguarda la Groenlandia, Donald Trump insiste che gli serve e rilascia questa dichiarazione, il 15 gennaio, a ReutersIl presidente Donald Trump ha ribadito che gli Stati Uniti hanno bisogno della Groenlandia e che non ci si può affidare alla Danimarca per proteggere l’isola, pur affermando che “qualcosa si sistemerà” per quanto riguarda la futura governance del territorio danese d’oltremare. Dopo il fallimento dell’incontro tra i ministri danesi e di Groenlandia Rasmussen e Motzfeldt con il segretario di stato americano Rubio, Trump ha ribadito le sue posizioni: “La Groenlandia è molto importante per la sicurezza nazionale, compresa quella della Danimarca“, ha detto ai giornalisti nello Studio Ovale. “E il problema è che la Danimarca non può fare nulla se la Russia o la Cina vogliono occupare la Groenlandia, ma noi possiamo fare tutto. Lo avete visto la scorsa settimana con il Venezuela”, ha aggiunto.  

Altri articoli correlati

Ipocrisia e diritto dei forti. Una caduta nel passato Goffredo Buccini – Corriere della Sera

Big Oil, 100 miliardi in Venezuela, sì delle aziende alla Casa Bianca – Andrea Greco La Repubblica

Intervista al presidente della Colombia Gustavo Petro di i Juan Diego Quesada – La Repubblica

Nel narcotraffico il Venezuela è marginale. Intervista a Nicola Gratteri su La Stampa

Lasciate che vi dia la buona e la cattiva notizia. Lettera di Bernie Sanders

Memorandum Trump per l’uscita degli Usa da 66 organizzazioni internazionali

L’Ue tuteli l’inchiesta della Corte Penale Internazionale – Il modo illegale con cui Maduro è stato arrestato e portato negli Usa ha cancellato la notizia che le autorità venezuelane sono sotto inchiesta da parte della Cpi

Meno male che Trump c’è_Di Tommaso Cerno_Il Giornale

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *