Dopo gli errori quale svolta?

Le Olimpiadi hanno messo in secondo ordine due fatti rilevanti che riguardano il futuro di Stellantis in Italia, lo sviluppo o meno del settore industriale, la capacità o meno del sindacato di reagire unitariamente.

Il primo fatto: l’amministratore delegato Filosa, ha annunciato un nuovo piano di Stellantis e il giorno dopo le azioni sono crollate del 22% delle azioni. Il secondo, a Torino Sabato 14 febbraio, si è svolta una manifestazione, con la partecipazione di tutte le sigle sindacali presenti in Stellantis, e con presenza olitica bipartisanma ma – ahnoi – anche per la la pioggia, c’erano pochi operai al corteo e ancora meno giovani; un flop in rapporto alle tante sigle, ma pochi hanno segnalato questo allarmante campanello d’allarme.

“Innamorati di Torino”...ma non basta…

Perché succede? Tante sigle, pochi partecipanti…e poca analisi unitaria condivisa: il confronto dialettico è al lumicino in ogni sindacato e tra sindacati, che per evidenziare l’appartenenza scendono in piazza suddivisi sotto le proprie bandiere. Aumenta il disinteresse verso il modo d’essere dei sindacati che ostacola una vera partecipazione: operai e giovani non sono mai chiamati in causa a duscutere di obiettivi riguardanti la loro vita, il loro futuro. A Torino si vive di eventi che portano gloria e turisti; nel frattempo, da anni, l’automotive e parte dell’indotto abbandonano l’area metropolitana. Ci sarà una svolta nei sindacati per elaborare un’analisi e definire una piattaforma sindacale unitaria per rilanciare Torino come polo industriale? Ci sarà una riflessione per comprendere le ragioni che portano i giovani lontani dal sindacato?

Alleghiamo: due articoli di Claudo Chiarle sulla politica industriale con ricadute nel torinese, un articolo di Claudia Luise, su Stampa del 7 febbraio, che sintetizza la svolta di Stellantis, uno di Marco Bentivogli, su Italy Post del 8 febbraio, sui numerosi errori di Stellantis e sul crollo del valore delle azioni, un articolo di Savino Pezzotta che interloquisce – sul sito www.laportadivetro.com – con quello di Gian Paolo Masone sulla poca presenza di giovani alla manifestazione di Sabato 14 febbraio a Torno.

Claudio Chiarle, ora in pensione e con la tessera della Fnp Cisl, fa parte di quei dirigenti sindacali – come pure Marco Bentivogli – che per la loro capacità di analisi e di scrittura hanno dato fastidio “ai livelli superiori” per motivi poco nobili da ricordare. Con metodi diversi sono stati emarginati o allontanati in quanto entrambi sindacalisti scomodi, sia nella Cisl e nei rapporti unitari, in quanto poco propensi ad accettare l’affiancamento di sigle senza condividere analisi, proposte e iniziative di pressione.

Condividiamo molte cose dei loro scritti, meno come hanno condotto le loro battaglie per l’unità sindacale, manca ad esempio una loro riflessione critica sulla indeterminatezza strategica che alberga tra i quattro sindacati (Fim, Uilm, Fismic e Aqcfr) che continuano a sottoscrivere, da 15 anni, accordi sul rinnovo contrattuale in Stellantis, tenendo fuori la Fiom, con motivazioni perlomeno inusuali per la storia sindacale. Non comprendiamo perchè la Cisl e la Fim-Cisl Torinese non promuovano un “gruppo di studio intercategoriale” – includendoli – per approfondire quanto scrivono a proposito di politica industriale, del settore aerospaziale e degli errori di Stellantis. Sì, sono necessari anche rapporti intercategoriali in quanto esiste un convitato di pietra: il grande tema della mobilità sostenibile privata e pubblica. Nel sindacato tutto, e nelal Cisl dei nostri giorni è diabolico perseverare nel privarsi di “teste pensanti” e del “pensiero critico”.

Savino Pezzotta in “Torino come metafora di un’Italia che non decide” così inizia <<L’intervento di Gian Paolo Masone sulla scarsa partecipazione alla manifestazione dei metalmeccanici a Torino https://www.laportadivetro.com/post/perché-oggi-la-fabbrica-ha-perso-il-suo-potere-seduttivo ha avuto il merito di riportare al centro del dibattito un nodo che da troppo tempo viene aggirato: il rapporto tra giovani, industria e futuro del Paese.[1] La piazza vuota non è un dettaglio marginale, né un incidente organizzativo. È un sintomo. E come tutti i sintomi, rivela un malessere più profondo, che riguarda non solo Torino, ma l’intera Italia. Torino, con la sua storia industriale, è il luogo dove questi segnali diventano più visibili. È una città che ha vissuto sulla propria pelle la trasformazione dell’industria automobilistica, la delocalizzazione, la perdita di centralità, la fatica di reinventarsi. Ma ciò che accade qui anticipa ciò che accadrà altrove. Se la politica continua a ignorare ciò che la città sta mostrando, rischiamo di ritrovarci a discutere di “flop” ben più gravi. (…) per proseguire aprire l’allegato o questi link https://www.laportadivetro.com/post/la-stanza-del-pensiero-critico-torino-come-metafora-di-un-italia-che-non-decide

Articoli allegati

L’industria che fa l’Europa di Claudio Chiarle 18-2-26 https://www.lospiffero.com/ls_article.php?id=96023

La svolta dopo gli errori di Claudio Chiarle 11-2-26 https://www.lospiffero.com/ls_article.php?id=95839

Stellantis, la catena infinita degli errori senza spiegazione di Marco Bentivogli 8-2-26 Italy Post

Stellantis svaluta l’elettrico, oneri per 22 mild, titolo giù del 25% di Claudia Luise 7-2-26 La Stampa

Sindacati e politici uniti in piazza di Massimiliano Sciullo 15-2-26 Cronaca Torinese La Repubblica

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