Il lavoro impoverito

« Di lavoro povero si discute molto, ma non vengono varati provvedimenti per affrontarlo. Anzi, il governo Meloni si oppone all’introduzione del salario minimo e il suo provvedimento di politica economica più rilevante è stato la cancellazione del sostegno alle persone in età lavorativa senza familiari a carico, intanto, il ritorno dell’inflazione ha impoverito i lavoratori. Ridare valore al lavoro è indispensabile in un paese in declino demografico. In questo numero proponiamo alcune misure che consentono di farlo.», Così inizia l’editoriale “il lavoro povero e quello impoverito” di Tito Boeri per il numero 11 della rivista Eco, editata a novembre 2025

Il testo dell’editoriale in allegato

L’editoriale prosegue << Fin dal primo numero di eco, in edicola un anno e mezzo fa, abbiamo cercato di porre al centro dell’attenzione e dell’agenda del governo e delle forze sociali il tema del lavoro povero e di quello impoverito. Siamo riusciti nella prima parte del nostro intento, ma non nella seconda. Oggi la questione salariale è in primo piano nel confronto pubblico, viene trattata in molti articoli di giornale e trasmissioni radiofoniche e televisive. Tuttavia, nulla è stato fatto in questi mesi per affrontare il problema. Né ci risulta siano imminenti provvedimenti a riguardo. Per questo ci sentiamo in dovere di tornare sul tema con nuove analisi e proposte. >> . Seguono i seguenti capitoli:

Il lavoro povero

Il lavoro impoverito

Cosa fare per ridare valore al lavoro

1. Il salario minimo

2. La legge sulla rappresentanza

3. Sterilizzare il fiscal drag

4. Aiutare gli incapienti

Marco Leonardi inBuste paga troppo leggere. La crisi trentennale dei salari reali in Italia“, su Aggiornamenti Sociali di gennaio 2026, così inizia: << Da oltre trent’anni l’Italia, a differenza degli altri Paesi dell’UE, vive una stagione di stagnazione dei salari reali. Il riaccendersi dell’inflazione dopo la pandemia ha provocato una sensibile riduzione dei salari reali, a causa della lentezza dei rinnovi contrattuali e del fenomeno del fiscal drag. Che cosa ci svelano i dati economici a riguardo? Quali riforme sono necessarie per contrastare una deriva di progressivo impoverimento dei lavoratori?

L’Italia è l’unico grande Paese europeo in cui i salari reali (cfr Glossario a p. 32) sono sostanzialmente fermi da oltre trent’anni. È il dato che più di ogni altro racconta la parabola della nostra economia e della nostra società.Dall’inizio degli anni ’90 del secolo scorso, il Paese non è più riuscito a garantire ai suoi lavoratori una crescita salariale in termini reali: mentre in Francia, Germania e Spagna questa si è attestata tra il 20 e il 30%, in Italia si è registrata una riduzione di circa il 3% (cfr Tab. 1, prima colonna).

Negli ultimi cinque anni, dopo la pandemia e lo shock inflazionistico, dovuto anche allo scoppio della guerra in Ucraina, la perdita è diventata drammatica: i salari reali italiani sono calati dell’8%, con punte del 10% nei servizi. Francia e Germania hanno già recuperato i livelli precedenti alla pandemia, la Spagna li ha persino superati (cfr Tab. 1, seconda colonna).

A evitare conseguenze sociali ancora più drammatiche ha contribuito la dinamica dell’occupazione: tra il 2019 e il 2025 si sono aggiunti quasi 1,2 milioni di lavoratori, spesso a tempo pieno e indeterminato. Quasi tutta la crescita si è concentrata in settori del terziario, come logistica, turismo e commercio, in cui il calo dei salari reali è stato particolarmente pronunciato. Tuttavia, questo aumento dell’occupazione ha permesso a numerose famiglie di aggiungere un ulteriore reddito al totale familiare e mantenere il potere di acquisto pressoché costante, evitando una crisi dei consumi che avrebbe prodotto anche un calo del PIL e della crescita. (…) >> L’articolo prosegue con questi capitoli:

 La spirale di inflazione, ritardi contrattuali e fiscalità

 Le cause dell’arretramento dei salari reali

Quale strategia di azione?

Glossario minimo

In allegato i due articoli completi. La Cisl è sempre stata alfiere della contrattazione. Che analisi ha fatto su questa “incapacità” della sola contrattazione a salvaguardare il potere d’acquisto dei salari rispetto l’inflazione? E’ giusto porre attenzione ai dati dei mercati finanziari e delle medie dell’Istat, ma è doveroso per un sindacato dei lavoratori e dei pensionati aprire bene gli occhi sui mercati rionali e sul carrello della spesa nei supermercati. Dopo oltre 23 anni dal superamento della scala mobile qualche approfondita analisi deve essere fatta sul fatto che la sola contrattazione non recupera il tasso inflattivo misurato sul carrello della spese e inoltre la contrattazione riguarda non più del 30% delle aziende italiane.

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