Carissime lettrici e carissimi lettori,
il primo articolo di questa newsletter “Tanti al concertone e poi” propone alcune riflessioni sulle grandi manifestazioni del 25 Aprile e del Primo Maggio sulle quali sarebbe di gran aiuto un vostro commento che potete inserire nella apposita finestra al fondo dell’articolo. Alcuni stralci del lungo testo << Dal 1990 il sindacato confederale promuove, unitariamente e con grande successo, il concerto del Primo Maggio, a Roma: decine di migliaia di giovani in festa dal pomeriggio alla mezzanotte. E poi? Nei giorni seguenti il sindacato “non vede più” i giovani, incapace di unirli e mobilitarli in sintonia con ciò che alberga nei loro cuori e nelle loro menti, le loro aspirazioni e la loro indignazione contro le ingiustizie sociali, contro la prepotenza dei potenti che scatenano e alimentano guerre nel mondo. La musica e le canzoni trasmettono emozioni non così, sembra, fanno i messaggi di Cgil, Cisl, Uil, sigle che capeggiano in alto del palco.(…)
25 Aprile e Primo Maggio sono due eventi storici del sindacalismo mondiale e italiano che nel tempo hanno creato e poi rafforzato tra i lavoratori una coscienza morale comune, al di là delle fedi e delle scelte politiche diverse. Una coscienza necessaria per salvaguardare i principi della Costituzione, del diritto internazionale, dei diritti universali civili e politici e l’esistenza di organismi sovranazionali . Per promuovere azioni di solidarietà, per l’uguaglianza e la giustizia. Per dire No e mobilitarsi contro le guerre.
La storia ci insegna che il sindacalismo non deve mai smarrire il mix di due sue anime: quella caratterizzata da una coscienza morale comune per valori universali e quella pragmatica/razionale utile per ottenere risultati tangibili nelle realtà in cui s’insedia e opera. Un mix che s’indebolisce per una semplicistica adesione e interpretazione del pragmatismo* – presente oggi in più settori del sindacalismo italiano e certamente in auge da qualche tempo ai vertici della Cisl – che restringe l’orizzonte unitario e la stessa immagine di futuro per i lavoratori. Ne consegue l’incapacità di analisi unitaria per condannare con voce forte e ferma le fonti che – oggi – predicano e generano odio e violenza (vedi immagine https://www.youtube.com/shorts/KkIaxNkpfXQ?feature=share-); conseguentemente comprendere e dare sostegno alle ondate di indignazione che si manifestano, nel nostro paese e nel mondo, contro i soprusi e la prepotenza dei potenti che violano impunemente norme e diritti internazionali.
Se non si esplicita questo senso universale del sindacalismo e della coscienza morale comune, le parole in “sindacalese” non riescono a fare breccia negli animi inquieti e i giovani restano lontani dal sindacato. Ben diverso sarebbe se Cgil,Cisl,Uil decidessero di convocare con grande coraggio le rappresentanze istituzionali e quelle spontanee dei giovani mettendo al centro del confronto due punti.
Il primo, quelle norme specifiche dei decreti sicurezza (siamo al quarto decreto) approvati dal governo di destra per colpire la libertà e il diritto di manifestare la protesta, financo quella in forme di resistenza passiva, dichiarando di volerle cancellare o radicalmente correggere.
I giovani sono stati la componente più attiva che ha consentito la vittoria del No sulla riforma della magistratura, si sono mossi ben comprendendo che la magistratura resta il potere costituzionale che li può difendere quando protestano, e i motivi per protestare e contestare crescono di giorno in giorno.
Il secondo: la precarietà del lavoro, i difficili circuiti d’ingresso spesso mal pagati, il basso salario e la mancanza di case a canone popolare.
(…) il testo tratta altri punti e si conclude riproducendo il commento di un vaticanista sul messaggio dei vescovi per il Primo maggio, e poi chiude così << Questi richiami provengono dal Vaticano e sono connotati di una forza morale che ben convive con la coscienza laica. Come già avvenuto per i messaggi e le esortazioni di Papa Francesco. E’ un segno dei tempi. Le parti più “forti” di questi richiami non sono ancora penetrati e fatto breccia nel linguaggio sindacale, neppure nei messaggi del Primo Maggio.
Spesso si richiamano metaforicamente le “radici” della propria storia, i valori originari da cui si proviene, ma poco tempo si dedica all’analisi critica di quanti e quali siano, oggi, i rami rinsecchiti a causa di tarli che vanno rimossi, per fare rivivere il grande albero.
La coscienza morale comune agisce prendendo parola, già esplicando un diverso linguaggio si possono innescare azioni di cambiamento, a volte rapide a volte in progress, scuotendo l’apatia e le convinzioni di chi afferma “non c’è nulla da fare”. >>
* https://it.wikipedia.org/wiki/Pragmatismo
Un caloroso saluto a tutti/e e buona lettura
La redazione

