I moniti più fermi alla democrazia dispotica di Erdogan sono giunti, per ora, da Angela Merkel che dopo la ferma presa di posizione contro l’ipotesi d’introdurre la pena di morte in Turchia ha aggiunto che il governo Erdogan “si fa beffe dello stato di diritto". Le reazioni politiche in Italia sono nel solco della realpolitik e dell’attendismo; ben diversi sono invece i concetti espressi da Sabino Cassese (Corsera), Nadia Urbinati  e Bernardo Valli (Repubblica), Giorgio Ferrari (Avvenire)..

In “Erdogan, il consenso e il rispetto dei diritti” (allegato) Sabino Cassese risponde alla domanda sulla quale il mondo, da oltre un secolo, s’interroga sui principi di autodeterminazione dei popoli: Può bastare parlare in nome del popolo perché ci sia democrazia? “(…) La risposta data fin dalla seconda guerra mondiale è che ogni governo deve rispondere anche agli altri Paesi e alla comunità internazionale. Non a caso la solenne dichiarazione del Millennio dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite prevede un impegno collettivo non solo a promuovere la democrazia, ma anche ad appoggiarne il consolidamento…”. Non è quindi sufficiente essere eletti dal popolo.

In“La democrazia dispotica” (allegato) Nadia Urbinati scrive: La rapida e drammatica involuzione della Turchia verso il dispotismo della maggioranza ci sveglia dal sonno dogmatico che alcuni decenni di egemonia democratica e occidentalista hanno facilitato, facendoci dimenticare che i governi fondati sul consenso non sono necessariamente buoni. La volontà della maggioranza, anche quando radicata nella cultura nazionale, non è per questo amica dei diritti dei singoli di religione, di parola, di idee, di associazione, di insegnamento. Le resistenze dei liberali nei confronti della democrazia, se e quando questa è semplicemente governo del consenso, sono più che giustificate”.

In “ E’ l’addio all’Occidente”  Giorgio Ferrari scrive: (…)il padre-padrone della Turchia de-laicizzata è sempre stato a modo suo coerente con se stesso, quasi cristallino.(…) Sotto traccia è ben visibile un’islamizzazione forzata che procede a passi da gigante, assegnando alla sharia (la legge coranica) – anche se formalmente ancora non lo si proclama – il ruolo di fonte giuridica di ultima istanza. Il ritorno del velo per le donne, il dileggio per quelle che vestono all’occidentale, il profilo femminile scolpito in una vita da reclusa in casa, scortata sempre da un uomo nelle rare uscite, si accompagna alla potente accelerazione nella de-laicizzazione della società turca.

Muore il kemalismo accompagnato dal tintinnio delle manette e risplende, non senza un corposo consenso traversale da Ankara a Istanbul, dal profondo corpaccione della penisola anatolica alle coste dell’Egeo, una nuova e vecchissima Turchia depurata del passato. Ma anche, come non dirlo, dei princìpi fondativi delle democrazie occidentali. (…)  

Indifferente alle critiche, alle rampogne e ai richiami dei suoi alleati occidentali, Erdogan prosegue per la sua strada. Sulla quale è immaginabile che anche la Piazza Taksim (sede storica del laicismo democratico) e la basilica di Santa Sofia diventino sedi di caserme e moschee. Tanto perché si sappia qual è l’orientamento dominante. Quello cioè dei Fratelli musulmani, di cui l’Akp, il partito di Erdogan al potere, da sempre fa parte”.

In “Se la Turchia si fa islamica nel silenzio dell’Occidente “ (allegato) Bernardo Valli analizza i problemi che sorgono per l’Occidente dopo il doppio putsch. Un colpo di Stato fallito sta provocando un colpo di Stato riuscito. Con questa formula abbreviata, nell’attesa di una conferma, si può riassumere l’impressione di queste ore osservando gli avvenimenti di Turchia. Gli europei sono perplessi, gli americani preoccupati ma più indulgenti. Gli uni e gli altri sono legati, per evidenti motivi geopolitici, a quel tormentato e affascinante Paese.

Sono quttro articoli che affrontano i nodi del voto popolare e i valori irrinunciabili della democrazia, che stanno prima del voto stesso. I problemi che sorgono per l'Occidente dopo il doppio putsch. Non basta la maggioranza dei numeri per dichiararsi  democratici. Dopo la lettura di questi quattro testi, ascoltando e leggendo le dichiarazioni dei nostri politici sorge spontanea l’osservazione di quanto mediocre sia il livello della politica italiana. Quanto  contano per essa i principi universali che hanno fatto e fanno la storia  della democrazia?

Allegati

  • Erdogan, il consenso e il rispetto dei diritti  S.Cassese_Corriere della Sera 21-7-16
  • La democrazia dispotica  N.Urbinati_La Repubblica 21-7-16
  •  E’ l’addio all’Occidente   G. Ferrari_L’Avvenire 21-7-16
  • Se la Turchia si fa islamica nel silenzio dell’Occidente B.Valli_Repubblica 22-7-16
  • Decapitate le Università Camille Eid_L’Avvenire 21-7-16

Allegato:
erdogan_il_consenso_e_i_diritti_sabino_cassese_21-7-16.doc
la_democrazia_dispotica_urbinati_21-7-16.doc
e_laddio_alloccidente_ferrari_avvenire.doc
decapitate_anche_le_universita.pdf

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