Poiché la dimensione della spesa pubblica in Italia è consistente, oltre il 50% del valore del Pil, quindi oltre 800 miliardi di euro, la parola tagli è utilizzata anche quando non è appropriata come per tradurre la “spending review” termine ampiamente uitilizzato per le manovre finanziarie e l’aggiustamento dei conti pubblici. Scegliere il metodo della “spending review” ( letteralmente revisione della spesa) consente di tagliare ove esiste inefficienza e spreco, doppioni di uffici non saturati, per spostare le risorse su altri settori importanti ( es. ricerca, informatizzazione, non autosufficienti ed altro). La “spending review” fu iniziata, e non compresa neppure nell’allora variegata coalizione governativa di Romano Prodi,  in contrapposizione alla scelta della riduzione della spesa pubblica attraverso i tagli lineari ( es. 10% in meno per ogni Ministero e così via).

Dalle affermazioni del ministro Giarda, in una recente intervista, si può desumere che l’operazione della revisione della spesa pubblica stia perdendo slancio rispetto i declamati annunci, già uditi fin dall’ultimo Giulio Tremonti. E’ certamente un compito arduo soprattutto per le resistenze palesi o a muro di gomma operate dalla dirigenza del settore pubblico, dal prevedibile boicottaggio della burocrazia ministeriale che trova sponda nella politica. Dai circa 30 miliardi di euro previsti inizialmente (di riduzione di spesa da indirizzare diversamente), siamo passati ora a  4/5 miliardi, e infine, a un programma di razionalizzazioni proiettato sui prossimi anni. Il che in politica, significa non far nulla.

Sulla “spending review” che si trasforma in un modesto taglio di spesa pubblica pubblichiamo alcuni articoli tratti da Zibaldone N. 229 del 14 aprile. Zibaldone è una recensione stampa particolare che viene inviata con mailist dal suo redattore Lorenzo Borla ( lorenzo.borla@fastwebnet.it)

Allegato

  • Stralci da Zibaldone N.229 sulla "spending review"

 

Allegato:
spending_review_zibaldone_n_229.doc

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