Il problema reale per l’Amministrazione Obama non è in Libia – quello è un affare soprattutto europeo, per gli aerei di Parigi e di Londra – ma è più a est, nella penisola arabica: Bahrein e Yemen. Fino a venerdì scorso, il regno arcipelago sembrava essere la questione aperta, per colpa dei blindati sauditi in azione nelle strade della capitale e per la repressione brutale contro la maggioranza sciita e troppo vicina all’Iran. Da venerdì scorso, la giostra araba ha di nuovo cambiato musica, per lo sgomento della Casa Bianca.Tocca all’Yemen. Da quattro giorni, da quando i cecchini assoldati dal governo di Sana’a panno ammazzato 52 manifestanti a braccia alzate e non sono riusciti a fermare la marea inarrestabile della protesta, il regime sta accelerando verso la dissoluzione. Sarebbe la vittoria di un minuscolo gruppo di studenti universitari che dall’inizio di gennaio ha iniziato a protestare per solidarietà con la rivolta in Tunisia e che grazie a un effetto palla di neve è riuscito sulla sua strada a inglobare tutte le forze che contano in un paese frammentato in centinaia di sottopoteri e di clan.

Si ripropone, anche qui, il dilemma che attanaglia gli analisti politici ed in fondo tutti coloro che s’interessano alle sorti della democrazia nel mondo. Il vento della rivoluzione dei gelsomini della Tunisia è arrivato, ora con più forza di settimane fa, anche in Yemen? Oppure per l’importanza geopolitica del piccolo stato (23 milioni) sono scesi in campo potenti oligarchie della Regione o grandi potenze? Il solito dilemma di quanto scoppia una rivolta che può rovesciare un governo. Chi sta dietro? Forse solo la grande rabbia popolare, dei giovani per più dignità, più libertà, più giustizia e più lavoro. E poi i tanti interessati a trarne vantaggio da cui, da sempre bisogna guardarsi, per ogni lotta radicale. E soprattutto i tanti voltagabbana in simili occasioni si moltiplicano sotto il cielo di ogni parte del nostro mondo. E molti di questi “voltagabbana” potrebbero ben essere ripensamenti veri di fronte ai processi di liberazione che produce il vento della rivoluzione per la libertà.

 

Nota – Lo Yemen si estende per 527.000 Kmq, la sua popolazione è stimata (2009) in 23, 5 milioni, densità 45 abitanti/Kmq. Capitale San’a con oltre 2 milioni. Popolazione urbana 39%. La maggior parte della popolazione si trova nei centri rurali dell’altopiano. L’indice di sviluppo lo colloca al 140° posto della graduatoria mondiale. Forma di governo:Repubblica. Il Presidente è Ali Saleh dal 1990. Suffragio diretto e mandato di 7 anni. E’ anche capo dell’Esecutivo. Ultima rielezione nel 2006. Si affaccia sul Golfo di Aden e sul Mar Rosso e comprende anche tre isole. Alte le spese militari 4,5% del Pil, esercito volontario con ferma di due anni, effettivi 66.000.

La giustizia si basa sulla legge coranica (sharia). Speranza di vita sopra 62 (M)-65 (F). Mortalità 7 per mille mortalità infantile 52 per mille.

Gruppi etnici: 93% yemeniti, 3% somali

Religione: 99,9% musulmani

I dati sono tratti da “Calendario Atlante De Agostini 2011

In allegato

  • Ora cede lo Yemen di Daniele Raineri su Il Foglio del 22-3-11

 

 

 

 

Allegato:
Ora cede lo Yemen.doc

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *