Maxi prestito per Fca: Romano Prodi e Giuseppe Berta più prudenti dei leader sindacali Marco Bentivogli (Fim) e MIchele De Palma (Fiom)

Anche nel dibattito in corso sul maxi prestito garantito dallo Sato di 6,3 miliardi per FCA si sottolinea per giustificare un assenso che la richiesta e l’autorizzazione sono del tutte legittime, come puntigliosamente ricorda il ministro Ruggeri (v.allegato). Ci mancherebbe! Ma ciò non significa che tale richiesta, come la sua accettazione, siano da considerasi anche opportune o per un senso del limite o non positive sul piano sociale e politico. John Elkann con la sua cassaforte di controllo Fca soffre di liquidità? Almeno sorridere sia concesso dopo il man bassa di testate giornalistiche (13) fatte con il controllo di Gedi. Guarda un po’ ora, quei direttori con linguaggi diversi sono tutti favorevoli alla richiesta di Elkann. Nessun conflitto di poteri se la grande industria e i grandi media hanno lo stesso proprietario? Esiste eccome!

Due rigorosi studiosi dell’economia e della politica come Romano Prodi e Giuseppe Berta, pur non obiettando sulla legittimità della richiesta, hanno indicato molteplici nodi e incognite, alcune di esse per ora non risolvibili come ad esempio che la fusione FCA-PSA comporterà una governance a trazione francese (governo all’interno del Cda, Amministratore delegato francese). (vedi allegati)

Stupisce  di converso l’ immediato SI’ dei leader metalmeccanici senza avere conoscere più di tanto. Mah!! Marco Bentivogli pochi giorni fa ha rilasciato una pungente dichiarazione  “…Troppo facile essere globali con gli utili e ricordarsi della bandiera quando servono aiuti…..”  ora, allarmato dal quadro Covid-automotive , ha liquidato con il suo gentile savoir faire, che già tanto lo ha penalizzato in Cisl e in categoria, chi sostiene un pensiero diverso dal suo con un lapidario “…discussioni da salotto di radical scic”. Amen! Sicuro e sbrigativo per l’assenso al maxi-prestito anche Michele De Palma, segretario nazionale Fiom e responsabile automotive, che “vola alto” e “scivola” con queste parole «Lanciamo il modello tedesco di cogestione con i sindacati… Dove sia la sede fiscale è un te­ma del governo».

Sembra una gara di sindacalisti, volta alla captatio benevolentia, per concorrere a quel posto nel Consiglio di Amministrazione del nuovo gruppo Fca-Psa, indicato nei giorni dell’annuncio della fusione.

Romano Prodi ha usato parole chiare «Parto da un fat­to semplice. Fca non è più italiana. Abbiamo un quarto del fatturato del gruppo in Italia, il resto è all’este­ro, fra pochi mesi sarà un ottavo.(…) se io do dei soldi per fare una casa, devo sapere dove viene fatta, che progetto c’è. Devo, quindi, avere delle garanzie che gli investimenti vengano fatti in Italia (…) poiché siamo ormai a metà maggio, è chiaro che abbiamo davanti un orizzonte di pochi mesi in cui Fca resterà un gruppo autonomo. Non si puo’ non tener conto del fatto che non ci sarà più un piano industriale Fca dal momento che il prossimo piano industriale sarà presentato dal nuovo gruppo che nascerà dalla fusione».

Tra quelle garanzie deve rientrare il ritorno in Italia della sede legale del gruppo? Quanti sono i gruppi italiani con sede ad Amsterdam? (v.allegato)

E se avesse ragione chi scrive, come lospiffero.com , che il maxi-prestito sarà nei fatti “la vera garanzia è agli azionisti”  (v.allegato)

Intanto l’affaire FCA è diventato un caso anche nel giornalismo italiano. Dopo la polemica sul prestito e il recente acquisto di GEDI, editore di Repubblica, da parte di Exor (che controlla FCA), Gad Lerner ha deciso di lasciare il quotidiano. Altri lo seguiranno?

per maggiore informazione aprire gli allegati

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