Piemonte: quarantamila vivono in povertà assoluta, dati sui lavoratori piemontesi beneficiari delle misure di sostegno in epoca Covid

Piemonte – La crisi Covid si abbatte sui trentenni – L’ intervista di Mauro Zangola, di Claudia Luise per La Stampa, e la sua nota su “Lavoratori piemontesi beneficiari delle misure di sostegno previste nei decreti “cura italia” e “rilancio” (v.allegati) consentono un quadro di riferimento di quanto succede nel territorio piemontese e d in particolare nell’area metropolitana.

Quarantamila giovani tra 18 e 34 anni sono in condizioni di povertà. Un esercito di ragazzi che con le loro speranze, capacità, buona volontà potrebbe riattivare il Piemonte e che invece fatica a mettere il pranzo con la cena. Tra il 2007 e il 2019 l’incidenza della povertà assoluta tra i 18 e i 34enni è passata dall’1,9 al 9,1%. «Equivale a dire che oggi un giovane su 10 vive in situazione di povertà assoluta», spiega Mauro Zangola, ex direttore Ufficio studi dell’Unione industriale di Torino. «Ma tutti gli indicatori portano a stimare un ulteriore pesante incremento durante questi mesi di loockdown.

In Piemonte tra gennaio e aprile 2020 sono state presentate 40.303 domande di Naspi (equivale al vecchio assegno di disoccupazione). Rispetto al trimestre gennaio-marzo le domande sono aumentate di 11.500 unità (+ 40%). Il numero delle domande è destinato a crescere nei mesi successivi, sempre che esistano le condizioni, per accedere all’indennità di disoccupazione avendo a che fare con in lavoro sempre più discontinuo», aggiunge l’economista. Male per una regione che continua a invecchiare e che se non riesce a dare stabilità ai suoi ragazzi finirà per peggiorare ancora il tasso di natalità. Una risposta arriva dal reddito di cittadinanza. Tra aprile 2019 e maggio 2020 sono 55.100 nuclei familiari che lo hanno percepito, per un totale di 123.400 persone coinvolte. «Il 60% circa dei beneficiari risiede nell’area metropolitana di Torino: una quota decisamente superiore al peso che ha sulla regione in termini di popolazione e di nuclei familiari», spiega Zangola a Claudia Luise.

Torino – Protesta in P.zza Castello

Nella nota “Lavoratori piemontesi beneficiari delle misure di sostegno previste nei decreti “cura italia” e “rilancio” , Zangola ricorda che (…) La prima cosa da fare è operare una netta distinzione tra i lavoratori piemontesi tenendo distinti quelli alle dipendenze da aziende private dai lavoratori indipendenti o autonomie dai lavoratori pubblici. I primi sono un milione e duecentomila. In occasione della sospensione o riduzione dell’attività lavorativa:

  • 1. non meno di 450.000 hanno avuto accesso alla Cassa Integrazione Ordinaria con causale “Covid-19 nazionale”;
  • 2. una quota altrettanto grande, ma difficile da quantificare, ha potuto beneficiare dell’assegno ordinario lavorando in aziende con più di 5 addetti che hanno aderito a uno dei 15 Fondi di Solidarietà o al Fondo di Integrazione Salariale (FIS);
  • 3. 166.000, secondo l’INPS, hanno potuto accedere alla Cassa Integrazione in deroga Covid-19 in quanto occupati in aziende che non hanno accesso a nessuno degli ammortizzatori prima elencati;
  • 4. 70.000 lavoratori domestici (colf e badanti) hanno potuto usufruire, nel rispetto di talune condizioni, di un’indennità di 500 euro per i mesi di marzo e aprile.

I lavoratori autonomi sono 430.000. Per essi è stata disposta un’indennità di 600 euro per marzo e aprile e, nel rispetto di particolari condizioni, anche per maggio. La platea dei beneficiari è molto variegata. (…) per proseguire aprire l’allegato

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