Giuseppe Giacometto, 83 anni, ci ha lasciati a seguito di un periodo di forte depressione. Lui è stato un uomo di punta nell'ambito dell'impegno sociale, prima nelle Acli e poi nel sindacato torinese. A metà degli anni '60 aveva assunto incarichi organizzativi nelle Acli torinesi, mentre lavorava alla Fiat Mirafiori come modellista, avendo acquisito una formazione specializzata in falegnameria. Aveva aderito al sindacato Fim-Cisl come reazione ad un sopruso che considerò intollerabile: il comando per uno straordinario festivo, giorno che Giacometto – Giacumet per gli amici e compagni –  onorava col rito religioso. Incontrò allora Mario Gheddo, leader e membro di Commissione Interna alla Fiat Mirafiori, dando avvio a una militanza generosa e rigorosa per i valori e i diritti difesi e rivendicati dal sindacato. E' stato un operaio stimato per la sua professionalità e umanità nei rapporti in officina. Poi nel 1971, utilizzando il distacco sindacale non retribuito, assunse l’incarico di responsabile della Fim-Cisl della 4° Lega (Barriera Nizza), dove operò con Natalino Trinchero della Fiom, al quale l'estremo saluto è stato dato nello stesso giorno in cui Giacometto ha terminato la sua esistenza.

Di Giacometto ricordiamo il forte impegno per costruire i nascenti Consigli di zona: credeva fermamente nell'unità sindacale, sapeva aggregare e ascoltare le persone col suo comportamento mite ma intransigente sui principi etici, un esempio di militanza risoluta e onesta. Alla fine degli anni '70 proseguì l'esperienza di dirigente sindacale nella categoria  torinese degli edili, chiamato da Arnaldo Fiammotto a portare il suo contributo per la formazione e la segreteria organizzativa. Fece anche una breve esperienza regionale, poi ritornò a seguire il livello torinese che allora aveva costituito un gruppo affiatato intorno al segretario Raisi. La sua attività sindacale confluì alla fine e per lungo tempo nel Collegio dei Probiviri nazionale, fino a quando rinunciò all’incarico ritenendo incompatibile con la sua coscienza  quanto stava avvenendo nella sua categoria e nel sindacato. Ritornato a un impegno torinese seguì la Cassa Edile risolvendo problemi emersi in quell'ambito.

Ci ha lasciato un grande protagonista di quel vasto mondo, spesso sconosciuto , dei"santi minori" del sindacato e dell'impegno sociale.

Il rito funebre si svolgerà Lunedì 4 febbraio alle 15, Parrocchia di Volpiano, il Rosario sempre nella stessa chiesa alle 19 di Domenica 3 febbraio.

In allegato – La Filca ricorda il sindacalista Beppe Giacometto_Manfredi

Allegato:
la_filca_ricorda_il_sindacalista_beppe_giacometto_manfredi.doc

1 commento
  1. redazione-d84
    redazione-d84 dice:

    Vorrei aggiungere un piccolissimo ricordo a quanto scritto su Giacumet. Non sono certa che l’ossimoro “radicale moderato” si attagli alla sua persona, almeno riferito al periodo in cui lo conobbi, ossia dalla prima metà degli anni ’70 in poi, quando mi occupavo delle donne nel sindacato e nelle fabbriche. Delegata impiegata in Fiat Mirafiori –la Palazzina di corso Agnelli- mi ero attivata in 5° lega per sensibilizzare la partecipazione delle donne nel sindacato da un punto di vista specificatamente femminile. Erano i prodromi di quello che sarebbe poi diventato l’Intercategoriale donne Cgil-Cisl-Uil di Torino. Ci si firmava, all’inizio, “gruppo donne cgil-cisl-uil” e c’era la forte necessità di allargare i confini e i contatti ad altre leghe territoriali. Andai in 4° Lega, fu lì che incontrai assieme Giacometto e Trinchero che poi mi diedero la possibilità di incontrare Giovanna Cuminatto (allora delegata all’Aspera Motors) e le delegate della Dea e dell’Altissimo e di altre fabbriche minori. Parlare di Giacometto senza dir nulla di Trinchero sarebbe un errore: facevano parte di quella genìa di operai politicizzati la cui onestà intellettuale teneva il passo alla determinazione con cui portavano avanti lotte e ideali, indipendentemente dall’appartenenza politica e sindacale. Lavoravano assieme con una pulizia morale, una sintonia esemplare che non escludeva la discussione e il dissenso reciproco; se penso a loro e a quello che hanno dato non tanto alle rispettive organizzazioni sindacali (a cui non risparmiavano critiche) quanto al movimento operaio è “armonia”. Da non lasciarsi ingannare dalla bonaria fisicità e dall’accoglienza cordiale: fui sottoposta ad una garbata sequela di domande prima di aver accesso alle “loro” delegate… che mi confermarono poi la preparazione e la risolutezza con cui portavano avanti le loro rivendicazioni. Mediazioni certo, ma sempre mantenendo primari i bisogni dei lavoratori e delle lavoratrici, spendendo di sé ben più di quanto avrebbero dovuto. L’eloquio gentile non mancava di alterarsi pesantemente quando ce n’era la necessità, ma sempre nei confini del rispetto dell’avversario. Ultimamente è invalso l’uso di definire “santi minori” quelle figure di militanti cresciuti durante le lotte passate e che ora vengono a mancare… mancare fisicamente, perché la loro assenza, il loro defilarsi nell’ombra a scapito negativo dell’affermarsi di personaggi dai gomiti appuntiti si era già sentito da qualche lustro… Non c’è “santificazione” da fare, quasi un tardivo riconoscimento a figure che hanno fatto la storia del movimento operaio senza salire sul palco della ribalta o della interminabile carriera negli organismi sindacali. Semmai manca il riconoscimento delle loro vite. (tinafronte)

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