Dopo gli errori la svolta?

Le Olimpiadi hanno messo in secondo ordine, a Torino, due fatti significativi che hanno riguardato un mondo diverso da quello degli eventi turistici e dello sport. Quello del settore strategico industriale per assicurare occupazione stabile, crescita con buoni salari. Il primo, l’amministratore delegato Filosa, ha annunciato un nuovo piano di Stellantis e il giorno dopo le azioni sono crollate del 22% delle azioni. Il secondo, riguarda la manifestazione sindacale di Torino, con partecipazione politica bipartisan,con tutte le sigle sindacali presenti in Stellantis, che – ahnoi – è stata un flop in rapporto ai tanti promotori, ma solo pochi lo hanno commentato come tale.

Perché? Le tante anime sindacali non amano più confrontarsi nel proprio sindacato e con gli altri, è ciò è ben evidenziato da come scendono in piazza, suddivisi per evidenziare l’appartenenza sotto le proprie bandiere. Con sempre meno operai e pochi giovani.Ci sarà una svolta per elaborare una piattaforma sindacale unitaria per rilanciare il polo industriale? La svolta di Filosa porterà più investimenti in Usa e meno in Italia? Ci sarà una riflessione per comprendere le ragioni che portano i giovani lontani dal sindacato? Alleghiamo articoli di Claudo Chiarle, di Savino Pezzotta, di Villone che sollecitano confronti e dibattito, pena ripetere stanchi refrain sindacali.

Torino come metafora di un’Italia che non decide di Savino Pezzotta sul sito laportadivetro.com

L’intervento di Gian Paolo Masone sulla scarsa partecipazione alla manifestazione dei metalmeccanici a Torino ha avuto il merito di riportare al centro del dibattito un nodo che da troppo tempo viene aggirato: il rapporto tra giovani, industria e futuro del Paese.[1] La piazza vuota non è un dettaglio marginale, né un incidente organizzativo. È un sintomo. E come tutti i sintomi, rivela un malessere più profondo, che riguarda non solo Torino, ma l’intera Italia.

Torino, con la sua storia industriale, è il luogo dove questi segnali diventano più visibili. È una città che ha vissuto sulla propria pelle la trasformazione dell’industria automobilistica, la delocalizzazione, la perdita di centralità, la fatica di reinventarsi. Ma ciò che accade qui anticipa ciò che accadrà altrove. Se la politica continua a ignorare ciò che la città sta mostrando, rischiamo di ritrovarci a discutere di “flop” ben più gravi.

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