Pubblichiamo un breve rendiconto sulla proposta anticrisi dei sindacati europei a conclusione della  seconda conferenza sociale unitaria che si è tenuta nei giorni scorsi a Bruxelles nella sede della Confederazione Europea dei Sindacati. Tema: democrazia e crescita nel Vecchio Continente. La notizia è tratta dal sito di rassegna a cura di Sergio Bassoli e Antonio Morandi. L’orizzonte europeo è poco più di un discorrere da parte del sindacato italiano, affrontato con superficialità, con poche risorse ( tempo e professionalità). Eppure esistono i Cae (Consigli Aziendali Europei) per le multinazionali.

Recentemente su questo sito abbiamo commentato l’assenza di rappresentanti italiani al’incontro per formare un Consiglio Sindacale Mondiale per l’Ikea. Anche le giornate di mobilitazione europea delle settimane scorse, si sono risolte in Italia, con meri atti burocratici di scarso rilievo.

E’ una lacuna che da molti anni esiste e sembrerebbe accentuarsi. Al riguardo segnaliamo l’ironico rilievo del rappresentante dell’IG Metal di Stoccarda nel corso del Convegno “Il ruolo del sindacato di fronte al cambiamento” svoltosi il 3 marzo all’Unione Industriale di Torino, di cui riferiamo in apposito articolo. Ha affermato Bernardino Di Croce, un abruzzese da 50 anni in Germania, « è una cosa ben strana quando vengo nel Sud dell’Europa, tutti mi spiegano il modello tedesco ma è ben diverso da quello da me conosciuto con l’esperienza della Ig Metal».

Porci qualche domanda?

Speriamo di essere in errore e sollecitiamo vostri pareri che potete indirizzare alla redazione (info@sindacalmente.org  dal botton scrivi la tua).

Di seguito il resoconto di Sergio Bassoli e Antonio Morandi

BRUXELLES – I grandi piani di austerità promossi dai governi in una misura che non ha precedenti generano un’ampia mobilitazione dei movimenti sociali e dei sindacati (indignados, dimostrazioni, scioperi generali …). Tutto questo in un contesto di grandi cambiamenti intervenuti in Europa sul terreno dell’economia, della politica e della società, mentre gli orientamenti attuali aggravano gli squilibri ecologici.

“Di fronte all’indifferenza dei governanti verso le proposte della mobilitazione sociale, è urgente intensificare la lotta e sviluppare un’azione coordinata a livello europeo”. Lo ha detto Felipe Van Keirsblick, segretario generale del sindacato belga Csc, presentando la seconda “Conferenza sociale unitaria” che si è tenuta nei giorni scorsi a Bruxelles presso la sede della Confederazione europea dei sindacati (Ces), con la partecipazione di oltre 150 rappresentanti di sindacati e movimenti.

Dopo il Forum sociale europeo di Malmö, nel 2008, circa 30 tra sindacati e movimenti sociali europei hanno deciso, di concerto con la Ces, di avviare un processo comune di discussione e di confronto. L’obiettivo è raccogliere ogni anno (poco prima del rituale vertice di primavera in cui i vari leader dell’Unione annunciano le loro priorità sociali ed economiche), un’ampia piattaforma dei sindacati europei e nazionali e dei movimenti anti-globalizzazione, basandosi sul lavoro svolto congiuntamente da una serie di organizzazioni sindacali, associazioni, reti e movimenti (Ces, Cgil, Cgt francese, Csc e Fgtb belgi, Ver.di tedesco, Cndr e Cartel Alfa rumeni, Mszosz ungherese, Romanian Social Forum, Labor & Globalisation, Attak di Francia, Germania, Belgio e Austria, Campaign for welfare state della Norvegia, dei Paesi Bassi e della Spagna, Amis de la Terre Europe, Fsu francese, Seattle to Brusseles, Solisar platform, Solidaires e Reseau Ipam/Aitec francese, Eapn e Eadh europee).

L’appuntamento di quest’anno ha avuto come tema “la crisi e la democrazia in Europa”. Fitto il calendario dei lavori, in parte in assemblea plenaria, in parte nei lavori di 5 gruppi che hanno affrontato temi specifici. Il documento conclusivo riassume proposte e obiettivi. Intervenendo alla conferenza, la segretaria generale della Ces Bernadette Ségol ha ricordato che per il sindacato europeo l’integrazione è una soluzione e non un problema. “Cio che chiediamo alla Ue – ha aggiunto – è una politica di giustizia sociale e commercio equo. Il problema è che non abbiamo in Europa politiche di crescita in grado di affrontare e risolvere i problemi in modo strutturale e sostenibile. Per noi la ricetta è solidarietà economica, sostegno dei paesi più forti ai paesi più deboli, ad esempio con l’emissione di obbligazioni (eurobond) per finanziare progetti pubblici di protezione ambientale, tassa sulle transazioni finanziarie, aumento dei salari minimi, conferma e rilancio del modello sociale europeo”.

L’economista austriaco Lucas Hobermeir ha definito l’ipotesi di modifica dei trattati con l’introduzione del fiscal compact, cioè l’obbligo imposto ai governi dalle istituzioni europee di pervenire al pareggio di bilancio, “anticostituzionale e irrispettosa delle norme in materia di accordi internazionali, poiché non passa per l’approvazione dei parlamenti degli Stati membri ed è per giunta irreversibile, non avendo clausole di monitoraggio e di risoluzione”.

da www.rassegna.it del 3-4-12

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