Dei 6,3 miliardi di prestito a FCA, quanto resta in Piemonte?

La strategia di Sergio Marchionne non prevedeva nelle priorità di Fiat Chrysler e poi di FCA la scelta dell’auto elettrica, giudicandola prematura. Oggi le principali aziende concorrenti sono avanti di anni. Non solo: l’anno scorso è stata ceduta la Magneti Marelli, per fare cassa e distribuire ricche cedole agli azionisti, leader nella costruzione di batterie.  I sindacati del Sì (che sostennero i referendum del 2010 e 2011) hanno sempre assecondato le scelte di politica industriale di Marchionne e ora di Marley e di Gorlier. La sola Fiom, emarginata o autoemarginatasi con le vicende referendum, propose l’opzione auto elettrica, anche con seminari e ricercatori universitari.

Linea di montaggio FCA

Ora FCA pensa all’auto elettrica, lancio della 500E, ma dimentica di …caricare le batterie. Dopo la ricca liquidazione spunta l’idea di un Hub battey per il polo di Mirafiori, ma si tratta di mero assemblaggio di pezzi a ricco valore aggiunto ( celle di litio) prodotte fuori dall’Italia.

Il Presidente della Regione Cirio propone di riconvertire l’area dell’ex-Embrago come polo per le batterie. I fondi per d implementare la produzione di batterie non mancano.  La prima tranche di finanziamento Eu all’Italia è stata di circa 600 milioni di euro.

Per quanto è dato conoscere, a tutt’oggi e da anni, non è mai stata realizzato – e neppure sollecitato da tutte le parti in causa – un incontro tra governo-Regioni -FCA-sindacati per definire gli indirizzi di un piano industriale per la produzione di auto elettriche, per le batterie al litio o altra tecnologia, per le colonnine di ricarica e le reti che le debbono alimentare. Un grave buco per quanto riguarda la strategia dei sindacati confederali che privilegiano l’incontro con il Premier a Palazzo Ghigi.

Più che nell’elettrico (al di là dell’ennesimo annuncio con date ancora posticipate anche per i rientri occupazionali) il geo Fca Fcma Pietro Gorlier in audizione al Parlamento afferma «Per rilanciare il settore bisogna ampliare gli incentivi all’ibrido leggero per rimettere in moto tutta la filiera e smaltire i veicoli in stock fermi presso i concessionari». I partiti politici si dividono tra chi sostiene gli incentivi alla rottamazione di vecchie auto, e chi insiste per le bici e monopattini elettrici, la cosiddetta mobilità leggera.

I sindacati affermano che «E l’ora dei fatti», ma manca una vera strategia unitaria per dare un corso diverso alle scelte della Fiat e del Governo.

Cristian Benna, su le pagine torinesi del Corriere della Sera, del 26 giugno, pubblica due articoli (v.allegati) che consentono un buon quadro di riferimento sullo stato delle cose. Vedi anche Comunicato dell Fim-Cisl Torino e Canavese e l’articolo correlato su fusione Fca-Psa di Mangano pubblicato su Il Sole sull’ipotesi del dividendo in asset. Buona lettura

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