La lettera aperta di Pierre Carniti, inviata il 9 ottobre, alle Confederazioni Cgil-Cisl-Uil è un’iniziativa inedita. Pierre è “sindacalista per sempre” come lui afferma nel libro  “Pensiero, azione, autonomia” scritto per gli 80 anni. Dopo l’addio agli incarichi (1985) ha coltivato la sua vocazione di sindacalista con altri mezzi, ma non si era mai rivolto alla dirigenza sindacale in modo così diretto com’è una lettera aperta. Il motivo principale è quello esplicitato nella parte finale, quando sollecita nuovamente l’indispensabile passo dell’unità sindacale per far fronte a temi tanto assillanti per i lavoratori come quelli attuali.

Come risponderanno le Confederazioni? Le migliaia di dirigenti sindacali e operatori (si stimano in circa 25.000 per le tre organizzazioni)? Le decina e decine di migliaia di Rsu? Gli iscritti al Sindacato? Si dirà semplicemente che le parole di Carniti sono sono giuste e condivisibili, per poi continuare come oggi? Oppure no, prenderà forza una nuova riflessione, già iniziata qua e là!

Allegati

  • Il testo della lettera aperta di Pierre Carniti a Cgil, Cisl, e Uil_9 ottobre 2017
  • Le pag.17, 105-106 dal capitolo Un profilo di Pierre Carniti nel suo tempo di P.Feltrin

 

Allegato:
carniti_lettera_aperta_a_cgil_cisl_e_uil_1.doc
un_profilo_di_carniti_nel_suo_tempo_pag_17_105-106.doc

3 commenti
  1. redazione-d84
    redazione-d84 dice:

    Non sono certo le differenze tra i sindacati, che pur esistono, il freno che impedisce d’imboccare la strada dell’unità sindacale indicata da Carniti come una precondizione per poter battersi con i grandi poteri. Sono la gran parte di quei 25.000 (la stima è attendibile?) che vivono nella sicurezza sociale del sindacalista a full-time. Con l’unità sindacale si dovrebbero attuare grandi ristrutturazioni e mobilità per quegli organici e organigrammi. E’ ciò è fortemente temuto nella Cgil,Cisl,e Uil. Gran parte di quell’organico di migliaia di full time è la princiaple “zavorra” che potrebbe non far ripartire il processo dell’unità. Onifares

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  2. redazione-d84
    redazione-d84 dice:

    Pierre Carniti ha scritto una lettera aperta alle tre confederazioni Cgil,Cisl e Uil, Una lettera indirizzata non ai vertici e neppure genericamente alla base delle tre organizzazioni, ma ad “amici e compagni”. Quindi a tutti.
    Il testo è stato pubblicato da http://www.sindacalmente.org, e noi lo segnaliamo perché le sei pagine di riflessioni dell’ex segretario della Cisl meritano di essere lette e meditate, quali che siano le conclusioni di ciascuno.
    Il nucleo del messaggio di Carniti, che parte dalle affermazioni di Di Maio e arriva a rilanciare il tema dell’unità sindacale, è che in Italia c’è bisogno di un sindacalismo confederale che faccia il sindacato: perché le minacce del candidato dei 5 stelle sono il sintomo di una perdita di consenso sul giudizio che il sindacato è un valore per la società; perché è il lavoro stesso che sta perdendo valore, in senso economico e in senso generale; perché le tutele stanno perdendo il loro carattere universalistico; perché le politiche per l’occupazione continuano a sostenere le imprese con scarsi risultati; e perché l’azione contrattuale e la rappresentanza soffrono di uno “sbrindellamento” che impedisce un’azione con efficacia generale.
    Per questi e per altri motivi, Carniti rilancia il tema dell’unità come la strada da riprendere a percorrere.
    L’unità, ci permettiamo di osservare, è un’idea inseguita più volte e finora mai realizzata. E forse in questi fallimenti ha pesato anche una sottovalutazione delle ragioni dell’esistenza di più organizzazioni da parte di chi perseguiva con entusiasmo questo obiettivo.
    Però una cosa è certa: parlare di unità oggi può essere la maniera per tornare a parlare di sindacato. Per tornare a porsi questioni autenticamente sindacali, come il tema, sollevato da Savino Pezzotta su questo sito, di dare al sindacato una capacità rivendicativa sul piano delle retribuzioni che è interesse di tutto il sistema economico. Mentre oggi si assiste, come se fosse normale, al paradosso di Mario Draghi che chiede salari più alti mentre il segretario generale della Cisl risponde a Di Maio parlando dell’efficienza dei servizi erogati dalla confederazione (per fortuna ha evitato di fare l’esempio degli Ial; ma dubitiamo che tutti gli altri enti siano così esemplari come dice lei…).
    Se le cose stanno così è anche perché le organizzazioni attuali sembrano aver perso addirittura la capacità stessa di formulare le richieste, di pensare il proprio ruolo come rivendicazione del miglioramento delle condizioni dei lavoratori, muovendosi fra rare fiammate di rivendicazionismo verbale e inconcludente che si alzano ogni tanto a sinistra, e prassi subalterne alla logica delle controparti, pubbliche e private, diffuse trasversalmente.
    Insomma, le organizzazioni attuali non sono più, in sé e per sé, un patrimonio da difendere per non disperdere il valore dell’esperienza e della cultura di ciascuna. Esperienze di cui sembra essersi perso il senso, e culture a volte usate per i discorsi dei giorni di festa, salvo poi fare l’esatto contrario all’atto pratico nell’azione giorno per giorno.
    E allora parliamone. Parliamo di cosa vuol dire essere sindacato oggi, e se tornare ad essere sindacato passi per l’unità. Parliamone con tutti, e senza escludere neppure esperienze sindacali autentiche, eventualmente non collocate dentro alle tre organizzazioni.
    Il 9 marzo è a disposizione per chi abbia da dire la sua. Redazione il9marzo.it 10-10-17

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  3. salvatore mancuso
    salvatore mancuso dice:

    Tanta saggezza e tanta nostalgia dei tempi in cui il sindacato era tale. Oggi il sindacato carnitiano ha esaurito la propria funzione, per autoconsunzioine e a causa della pratica della inversione dei propri fini. Questo sindacato è un cadavere che cammina, è irriformabile. Un sindacato è necessario, certamente, ma non è questo. Un nuovo sindacato nascerà dalle ceneri dell’attuale. Salvatore Mancuso

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