"Va bene. Vogliamo un dibattito. Non vogliamo una Chiesa che dorme, vogliamo una Chiesa vivace. Ma quello che ha fatto un quotidiano italiano , cioè pubblicare la mia relazione senza autorizzazione, è contro la legge. Secondo me, in questo modo hanno sabotato la volontà del Papa. Loro vogliono chiudere la discussione, mentre il Papa vuole una discussione aperta". Questa la dichiarazione del cardinal Walter Kasper a commento dello scoop realizzato da Giuliano Ferrara che il primo marzo 2014 ha pubblicato il rapporto riservato del cardinale al Concistoro dei vescovi  come premessa  al prossimo Sinodo, un punto nodale del rapporto verteva sui divorziati privati dei sacramenti, che potete leggere più avanti (punto 5 ).

Prosegue il cardinal Kasper  su Il Foglio del 10 marzo “La discussione sul tema continuerà nel Sinodo. E dipenderà dal Sinodo e dal Papa, il risultato. Io ho fatto una proposta, come mi ha richiesto di fare il Papa.” Ha sottolineato che la sua proposta è stata prudente, una graduale apertura alla riammissione dei divorziati risposati alla comunione, nella linea di Sant'Alfonso de' Liguori e di San Tommaso d'Aquino. Ricordando che “La felicità degli uomini dipende anche dalla vita familiare".

  • In allegato potete leggere il testo competo del rapporto Kasper pubblicato da Il Foglio, e la successiva dichiarazione di Walter Kasper sullo stesso quotidiano.

Documento riservato di Walter Kasper punto 5. Il problema dei divorziati risposati Se si pensa all’importanza delle famiglie per il futuro della Chiesa, il numero in rapida crescita delle famiglie disgregate appare una tragedia ancora più grande. C’è molta sofferenza. Non basta considerare il problema solo dal punto di vista e dalla prospettiva della Chiesa come istituzione sacramentale; abbiamo bisogno di un cambiamento del paradigma e dobbiamo – come lo ha fatto il buon Samaritano (Le 10,29- 37) – considerare la situazione anche dalla prospettiva di chi soffre e chiede aiuto. Tutti sanno che la questione dei matrimoni di persone divorziate e risposate è un problema complesso e spinoso Non si può ridurlo alla questione dell’ammissione alla comunione.

Riguarda l’intera pastorale matrimoniale e familiare. Inizia già dalla preparazione al matrimonio che deve essere un’attenta catechesi matrimoniale e familiare.

Prosegue poi con l’accompagnamento pastorale degli sposi e delle famiglie; diventa attuale quando il matrimonio e la famiglia entrano in crisi. In tale situazione, i curatori d’anime faranno tutto il possibile per contribuire alla guarigione e alla riconciliazione nel matrimonio in crisi. La loro cura non si ferma dopo un fallimento di un matrimonio; devono rimanere vicini ai divorziati e invitarli partecipare alla vita della Chiesa. Tutti sanno anche che esistono situazioni in cui ogni ragionevole tentativo di salvare il matrimonio risulta vano.

L’eroismo dei coniugi abbandonati che rimangono soli e vanno avanti da soli merita la nostra ammirazione e sostegno. Ma molti coniugi abbandonati dipendono, per il bene dei figli, da un nuovo rapporto e da un matrimonio civile, al quale non possono rinunciare senza nuove colpe. Spesso, dopo le esperienze amare del passato, queste relazioni fanno provare loro nuova gioia, addirittura talvolta vengono percepite come dono dal cielo.

Che cosa può fare la Chiesa in tali situazioni? Non può proporre una soluzione diversa o contraria alle parole di Gesù L’indissolubilità di un matrimonio sacramentale e l’impossibilità di nuovo matrimonio durante la vita dell’altro prtner fa parte della tradizione di fede vincolante della Chiesa che non può essere abbandonata o sciolta richiamandosi a una comprensione superficiale della misericordia a basso prezzo. La misericordia di Dio in ultima analisi è la fedeltà di Dio verso se stesso e la sua carità. Poiché Dio è fedele è anche misericordioso e nella sua misericordia è anche fedele, anche se noi siamo infedeli (2 Tim 2,13). Misericordia e fedeltà vanno insieme. A causa della fedeltà misericordiosa di Dio non esiste situazione umana che sia assolutamente priva di speranza e di soluzione. Per quanto l’uomo possa cadere in basso, non potrà mai cadere al di sotto della misericordia di Dio.

La domanda è dunque come la Chiesa può corrispondere a questo binomio inscindibile di fedeltà e misericordia di Dio nella sua azione pastorale riguardo i divorziati risposati con rito civile. È un problema relativamente recente, che non esisteva nel passato, che esiste solo dalla introduzione del matrimonio civile tramite il Code civil di Napoleone (1804) e la sua introduzione successiva nei diversi paesi. Nel rispondere a tale situazione nuova, negli ultimi decenni la Chiesa ha compiuto passi importanti. Il CIC del 1917 (can. 2356) tratta i divorziati risposati con rito civile ancora come bigami che sono ipso facto infami e, a seconda della gravità della colpa, possono essere colpiti da scomunica o da interdizione personale. Il CIC del 1984 (can. 1093) non prevede più queste punizioni gravi; sono rimaste solo restrizioni meno gravi. Familiaris consortio (24) e Sacramentum caritatis (29), intanto, parlano in modo perfino amorevole di questi cristiani. Assicurano loro che non sono scomunicati e fanno parte della Chiesa e li invitano a partecipare alla sua vita. Ecco un tono nuovo.

Allegato:
vaticanoesclusivo_kasper_il_foglio_1-3-14.pdf
kasper_vs_il_foglio_10-3-14.doc

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