Quattro ex-segretari generali di Cgil, Cisl e Uil – G.Benvenuto, S.Cofferati, G.Epifani, S.Pezzotta – si rivolgono al governo in vista della ripresa

Un Accordo Nazionale tra governo e parti sociali per superare la crisi

La crisi cui assistiamo è insieme sanitaria, economica e sociale. È necessaria una gestione coesa dell’emergenza e una programmazione di medio periodo della ripresa economica che punti allo sviluppo, riduca le disuguaglianze, introduca criteri di sostenibilità, aumenti la coesione sociale e territoriale del Paese. Questa crisi ha anche rivelato che il bene collettivo deve prevalere su qualsiasi altra esigenza: individuale, politica o territoriale. In fasi storiche complesse, ma meno drammatiche dell’attuale, il Paese è riuscito a riemergere dalle sue difficoltà attraverso una forte convergenza tra interessi inizialmente differenti che si sono confrontati e anche formalmente ricomposti in accordi strategici comuni. C’è riuscito soprattutto quando le istituzioni hanno coinvolto, in forma non episodica, le forze economiche e sociali organizzate.

Consapevoli di quella esperienza, i firmatari di questo appello ritengono che il Governo debba promuovere un confronto con le parti economiche e sociali per definire un Accordo Nazionale di medio periodo che, a partire dall’emergenza, condivida percorsi di ripresa della produzione e dei servizi in una logica di sostenibilità ambientale, sociale ed economica. L’Accordo deve evitare che il Paese si divida in aree con regole differenti. Al riguardo è essenziale la concertazione territoriale, soprattutto per l’assistenza alle medie e piccole aziende da un lato, alle persone e alle famiglie dall’altro.

Non c’è dubbio che debbano essere continui gli interventi di integrazione e sostegno dei redditi per chi ha perso il lavoro, per chi ha dovuto interrompere la propria attività o per chi è entrato in povertà.

Inoltre, va promossa una nuova forma generale e diffusa di “servizio civile” volontario e retribuito, rivolto ai giovani e orientato all’emergenza sociale, a partire dai bisogni degli anziani.

Il Paese ha bisogno di un Welfare più omogeneo e diffuso territorialmente. L’insieme di queste misure sarà costoso e richiederà un rafforzamento della lotta all’evasione fiscale e se necessario, forme inedite di “solidarietà fiscale” nazionale ed europea.

Un Accordo Nazionale di medio periodo rafforzerebbe le giuste richieste dell’Italia all’Unione Europea nonché la gestione omogenea e solidale dei fondi previsti dalla UE.Infine, in un Accordo Nazionale di medio periodo devono essere compresi anche gli indirizzi per creare nuovo lavoro (specie giovanile) e nuove imprese che rispondano ai bisogni che si sono determinati o acuiti con questa crisi. Gli indirizzi, sottoscritti anche dal nostro Paese, dell’Agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile devono diventare assi strategici della ripresa.

In questo contesto, la crisi (sanitaria, sociale ed economica) ha dimostrato che non esiste stabilità e sicurezza senza un Welfare pubblico diffuso nel territorio e omogeneo nella tutela universale della salute, come componente strutturale dello sviluppo e del benessere.

A partire da questi titoli è necessario che ciascun soggetto sociale ed economico si assuma le proprie responsabilità di fronte al Paese, oltre che ai propri iscritti o associati. E faccia la sua parte in maniera condivisa e convergente e continua.

Un Accordo Nazionale è utile e necessario per ridare fiducia agli operatori, ai lavoratori, ai cittadini frastornati dalle polemiche e dalle divisioni. Il Paese può farcela solo se agisce in maniera socialmente coesa.

 Giorgio Benvenuto, Sergio Cofferati, Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta Aprile 2020

Chi volesse aderire all’appello può inviare il proprio nominativo all’indirizzo segreteria@ildiariodellavoro.it

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